Il Leonardo e la Gioconda e San Sebastian messo ignudo

Vale ancora la massima che Chi dice Arte dice Nudo e Chi dice Arte dice Donna… Monna Lisa ?
Una schiera di indagatori ha svolto un grande lavoro di esame e confronto lungo tutto l’arco della
travagliata ed avventurosa vita del genio toscano per mettre a nudo il suo talento.
Lo si incolpa di avere iniziato molte opere poi lasciate incompiute a motivo della sua mente troppo brillante che appena ne immaginava una nuova, lasciava dietro l’incompiuta per gettarsi a capofitto nel nuovo progetto. Non avremo mai un elenco di quante siano state le sue idee mese a nudo.
Perchè proprio di nudo – ignudo  qui ci riferiamo delle sue opere d’arte  che fanno concorrenza a quelle più notorie come la Gioconda (Louvre) e diversi ritratti di belle figliole della sua epoca in pose da etere o amanti che spesso sono dai biografi censurate o attribuite ai suoi allievi. Questo nonostante che il Vasari, riveli che a Milano circolavano copie di tali capolavori  “ certi lavori si dicono essere del Salai furono ritoccati da Lionardo”- se ne facevano decine di copie  e varie rivisitazioni, ma  è difficile stabilire chi li dipinse  tra i vari fidi del Vinci stesso, il Salai (Gian Giacomo Caprotti o il Melzi ) che aveva un acuto fiuto per gli affari e anche per gli imbrogli.
Oggi cogliamo così indizi passati anche grazie alle distanze annullate e le comparazioni delle teorie e immagini come un carosello si rivela l’odeon di Internet, così subito consultabile.
L’occhio coglie subito le analogie dei tratti tra le icone  senza velio ignude  che tra i capolavori leonardeschi avvalorano i dubbi come hanno gli esperti del passato e sia come  Pietro Marani, docente di Storia dell’Arte moderna al Politecnico di Milano. Prova ne sia che in uno degli
ultimi Focus il paragone e i confronti con Monna Lisa  e Monna Vanna mostrato una vasta gamma di versioni (Primoli, Ermitage, Makenzie e ultima tedesca di Kaupe).

Gian Giacomo Caprotti, detto il Salai:alcune versioni di Monna Vanna o Gioconda Nuda
Qui ritorna l’epanalessi – il ritornello che ci ha visti in primo piano a dimostrare come gli allievi o i noti e misteriosi Compagni d’Arte del grande Leonardo, erano intraprendenti per conto proprio. A tale riguardo la storia ufficiale ancora nicchia a portare alla luce, nuda senza veli, ogni altra opera e marchio delle predilezioni ed inclinazioni artistiche, o passioni, di Leonardo Da Vinci, che aveva sempre tra i piedi l’abile Salai ,il diavoletto così soprannominato!.
Questo a tal punto da non riuscire a elencare una corretta biografia dei suoi spostamenti e completare la corte di compagni che lo hanno seguito, aiutato e hanno cooperato nelle sue peregrinazioni avventurose e progettuali. Un esempio tra tutti riguarda l’esperienza del Volo, di cui abbiamo scoperto un riferimento che nessuno sinora aveva mai sospettato, che invece ci porta ad ipotizzare che questo famoso esperimento venne  realizzato dal suo factotum Sigismondo Fanti, soprannominato Zoroastro!
Un tassello che muta e copre una parte della biografia di Leonardo per mano di un disegnatore, architetto, matematico, meccanico (ingegnere così si nominava allora), citato in primis nel Tesauro degli Scrittori dell’epoca (consultare Biblioteca Reale di Torino ove c’è l’autoritratto di Leonardo), autore del primo libro di caratteri calligrafici ad uso della stampa (fusione ornamentale di vari tipologie di caratteri). Cose messe a nudo (gymnos in greco) che sono fonte di rivelazione perché qui l’ignudo o nudo, desta ammirazione se lo compariamo ad altri disegni tanto del Fanti, cominciando dal frontespizio di una delle sue opere principali, sia collegati all’Uomo che anatomicamente ricorda prima il famosissimo Omo di Leonardo, iscritto nel quadrato e nel cerchio perfetto, come altri lavori (altro Nudo d’Omo è nella collezione Winsdor come altri ignudi intieri sono redatti di suo pugno, e altri vari spesso obliati, Perché mai?  Della collezione Winsdor il nudo davanti e dietro integrale del corpo virile è il meno ricordato. Ma dove son finiti gli altri
nonostante un lunghissimo elenco, che dovrebbe mettere le ali ad ogni ricercatore con tale titolo di indagatore, che non molla sinché non trova un indizio?

Tutto ci offre la speranza di ritrovamenti  seguendo i possibili segnali di nuovi indizi sulla biografia e sugli spostamenti di Lionardo  in lungo e largo per l’Italia del 1550. Quando perso il mecenate, il duca di Milano, caduto nelle mani dei Francesi ,Leonardo ha fatto armi e bagagli per ritornare a Firenze o puntare a Roma  per ottenere appoggi e lavoro.
Non senza scrupolosamente elencare quanto di importante e prezioso bene si portava dietro, frutto di impegni e ricerche e opere finite che doveva anche vendere al miglior offerente. Non si spostava certo solo, con il  carico addosso ai muli e cavalli , ma anche tutto e con il suo solito seguito di fedeli aiutanti.
Un elenco chiarissimo che apre un orizzonte di opportunità per spiegare il vasto arco d’interessi e progetti su soggetti e impegni, che dopo cinque secoli ci fanno sperare  e sognare che prima o poi un altro inatteso indizio ci regalerà un ritrovamento da restare a bocca aperta.  Quello del Fanti, intanto, ha già messo le ali per far girare il mulino del tempo, per metter in opera un altro testo da far volare gli omini verso le stelle, proprio come ha scritto lo stesso Leonardo!
Ma l’inventario in questione, che si aggiunge poi a quello di Madrid, ultimo ritrovato e studiato delle casse degli averi e libri che Leonardo possedeva quando era al servizio del Duca Valentino Borgia. Documento che lasciò precipitosamente Urbino (1553) alla morte di Alessandro Borgia  e che poi passò alla Spagna, dopo essere transitato in Vaticano.
Tanto è vero che il Museo di Madrid ha accertato l’esistenza di una copia della Gioconda, presumibilmente secondo gli esperti compiuta dal Salai, che ora farà mostra. Ma su questo testo ci sono altri indizi intriganti sui Lapidari o serie di 600 pietre, testo appartenuto a Leonardo e stampato fresco fresco per il Borgia, ormai finito in disgrazia con la  morte del padre pontefice.

Intriganti sospetti, dunque, lungo le peregrinazioni di Leonardo che accendono così i presupposti a chi abbia donato o venduto  o nascosto quanto qui appare elencato  con matematica precisione.

Indizi che aprono un nuovo capitolo, soprattutto sul Nudo maschile, di cui la censura forse lungo i secoli ha velato o obliato i capolavori di Leonardo e dei quali un famoso prelato, segretario del Capo della Curia romana si onorava di possedere: un San Sebastiano nudo di Leonardo !
Senza censura o foglia di fico maledetto, quella dei soliti bacchettoni messa ad Adamo come a Cristo nel Giudizio Universale di Michelangelo, voluto da Paolo III Farnese nella Cappella Sistina.

Leonardo Codice Atlantico(F. 108)
Studio di figura per un san Sebastiano nudo simile ai Bronzi Riace ?
Posa da uomo trafitto proprio come San Sebastiano !

L’inventario di tanto ben di Dio leonardesco, sufficiente ad allestire un museo ante litteram sul Da Vinci, eccolo, eclatante, clamoroso, come un enciclopedico magazine :   “ molti fiori ritratti di naturale – una testa in faccia ricciuta – certi San Girolami – misura d’una figura –   disegni di fornegli –   una testa del ducha – molti disegni dei gruppi –  4 disegni della tavola di Anton angiolo – una storietta di Girolamo da Figline –   Una Testa di Cristo fatta di penna(che potrebbe accreditare l’ipotesi che si intriga un altro giallo sulla Sindone ?), 8  SAN BASTIANI – molti componimenti d’angioli- un calcedonio- cierti corpi di prospettiva –  cierti strumenti per navili – cierti strumenti d’acqua- una testa ritratta d’Attalante che alzava il volto – la testa di Jeronimo de Feglino- la testa di Gian Francesco Bosco – molte gole di vechi – molti nudi integri – molte braccia,gambe piedi e attitudine- una Nostra Donna finita- un’altra quasi che -in profilo –   la testa di Nostra Donna che va’n Cielo- una testa d’un vecchio col capo molto lungo – -una testa di zingana- una testa col cappello in capo – una storia di passione fatta in forma- una testa di putta con trezie ranodate- una testa con una acconciatura “    
Qui casca l’asino a dimostrazione dell’ecletticità del genio, che spazia profusamente nello specificare il carico cha andava alla volta di Firenze.
Si evidenziano i vasti interessi di Leonardo  come quelli anatomici che corrispondo alle immagini più salienti e care al repertorio dell’epoca.

Questo corredo di Santi e Madonne (Nostra Signora)  sono dei  liet motiv, come la rappresentazione iniziata e anche incompiuta del suo primo San Girolamo e l’obliato San Sebastiano, relegato nell’ignoto.
Rappresentazione realizzata come richiedeva la moda del tempo, secondo le richieste fatte ai pittori dell’epoca, che operavano con grande solerzia nella raffigurazione singolare di questo modello richiesto, San Sebastiano ignudo, martirizzato, di cui qualche badessa di convento, coatta da tale sorte o clausura, non voleva assolutamente perdere la vista delle grazie maschili.
Il Bergamasco Bartolomeo Guardi detto il Bramantino (1480-1530), noto per essersi ispirato a Leonardo, non potrà che confermare, nel suo San Sebastiano, queste pose classiche  che nell’iconografia ritraggono il santo, giovane nudo, legato al tronco di un albero o ad una colonna, trafitto dalle frecce dei suoi commilitoni, giustiziato come martire cristiano e modello ispiratore  d’artisti come il Pollaiolo ed Andra del Castagno.

E’ quindi da escludere che Leonardo non si fosse cimentato in merito a tale modello, perchè presente nelle sue carte  e nell’elenco singolare qui evidenziato,  che definitivamente liquidata ogni remora.

Ora il mistero, che da tempo abbiamo affrontato ora ci stimola nella ricerca sino a  ipotizzare, come una novella caccia al tesoro, anche dove potrebbe uno di questi Otto San Sebastian scomparsi, riapparire o essere ritrovato grazie all’occhio attento di un esperto, anche chiuso tra le mura di un convento di clausura, così celato agli occhi  spesso troppo schiavi del pudore, che possono essere il motivo della segregazione o oblio dei nudi leonardeschi.

Monsignore Della Casa, autore del Galateo e bibliotecario alla Marciana (Venezia)e prima segretario di Alessandro Farnese, ci lascia uno spiraglio per la sua passione riferita ad un tale San Sebastiano, di cui faceva sfoggio nel suo studiolo rinascimentale. Riusciremo nella tediosa ricerca e analisi dei testi e documenti e memorie degli uomini del passato, o come un Indiana Jones, a ritrovare almeno , uno di questi San Sebastian ? Costi quello che costi, forse anche con nudi e crudi ….milioni di euro con un presagio tutto alla LEO VINCI .
Renucio Boscolo

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