LEONARDO/ODRANOEL – GLI ARCANI COMPAGNI del GENIO

Les livres cloz et sceles.

Les Chose très ancienne

 faisoient descripre feuillez oraisons

et livres cloz scelés à l’ancienne

De très antique note donnant raison

Plusieurs e divers et extranges notables

du très antique signe que nous faisons

Ici(Igino)nouter par notes vèritables

(Da Hieroglyphiques d’Horapollos di Nostradamus)

HYGINO vedi testo Astronomiae

C’è chi alimenta il più ostinato materialismo negando ogni intelligente e divino disegno in  questo nostro destino e universo, che è l’inconfutabile matrice e culla della nostra coscienza che vede e sa di essere dentro questo cosmo componente di una invisibile trama nascosta e a tratti  deducibile ma ancora grande parte sfuggente quanto il numero dei miliardi di  stelle e di processi dovuti a questo Ordine (kosmos in greco) conseguente, da  cui dipendiamo e ci evolviamo per forme e con pensieri umani che anelano istintivamente al di sopra dei cieli.

Da tempi immemorabili così formuliamo magistrali teorie o assurdità bastarde, che cercano di spiegare la realtà sotto gli occhi di tutti, al medesimo tempo altri chiudono gli occhi all’anelito straordinario, che la stessa natura ci ha dotati e che chiamiamo spirito.Ci sono persone che rinnegano lo slancio di una visione spirituale,  posto e fiato. Il sogno e la fantasia che galoppa appena chiudiamo gli occhi, volgiamo la testa altrove….in alto o basso, nel  profondo o nell’insondabile continuum  senza termini o limiti di geografia così con gli occhi fuori della testa ci appropriamo spiritualmente  scatenando un sesto senso immateriale , che ci regala un potere astratto con cui  ogni cosa e memoria dentro di noi scavalca e sorpassa la realtà e dispiega quel lato oscuro della nostra coscienza o del  nostro inconscio  entro cui tutto si contrae, si ritrova, si rispecchia, si feconda animando ogni impalpabile visione. Dentro di noi  c’è la parte  migliore e peggiore che sfida ogni etica o morale , partorisce pensieri senza remore. E’ l’essere più audace che come un  baco tesse la sua tela nutrendosi di foglie altra allegoria cara, che mostra che chi assimila non solo metaforicamente cognizione dopo cognizione, bene moltiplica, somma e associa incessantemente nuova linfa o dati in se stesso. Si nutre la mente e a sua volta il corpo. In natura quindi quante analogie si prestano a dare l’esempio fondamentale, ed elementare di chi accumula nel suo antro interiore ( vedi l’Ape laboriosa presa come simbolo sin dall’antichità, ci fornisce il prezioso Miele)  sinché non sopraggiunge la spontanea Metamorfosi che forgia le Ali e vola da fiore in fiore a cogliere il nettare da fagocitare poi in trasparente dorato orange.  La natura presa come modello dei segni del linguaggio umano come in quello egizio l’ape è il geroglifico +  uno stelo del regno dei Faraoni! E vale ad  indicare e  nominare sia strumenti di espressione, sure del corano (la XVI sura le Api) versi, canti, litanie e narrazioni  eternate dalla lingua dei poeti e dagli scribi, in ogni popolo e metropoli della terra, che hanno tramandato tutte le visioni e quanto sia stato concepito ed immaginato e modellato con ogni figura visibile la realtà del mondo sotto i  Cieli e persino oltre nella dimensione o venerato regno dei Morti. Nell’umanità si è alimentato il fervore di favoleggiare e raccontare il passato. Hanno chiamato Miti queste  memorie o reminescenze spesso fantastiche o inverosimili ai nostri orecchi attuali. Remote epopee leggendarie che mai periscono se si riascoltano con grande stupore, soprattutto quando queste storie  fanno parte delle nostre  prime innocenti fughe dalla realtà tuffandoci nelle dimensioni delle Favole. Tantissime storie e miti che così abbiamo alle spalle del nostro archivio o storia. Montagne di testi e un grande patrimonio di miti, immagini e simboli, di cui tenerne conto. Da memoria trasmessa alle generazioni future, perchè è facile smarrirsi in questa foresta di concezioni scabrose, perché questo non è un viaggio a ritroso, nella memoria a tutti facile. Allungare la mano sarà facile, ma la natura  ha posto delle difese opportune che obbliga a non muoversi a caso o di traverso o prendendo delle scorciatoie. Bisogna davvero aver gli occhi aperti. Impariamo dalla Rosa rosso sangue carnosa che sempre lo stelo coronato dalle spine e la flagranza del profumo che soavemente ci attira. Cose che così alla prima vista ci fanno invogliare, trascurando ogni prudenza. Tutta la natura ha i suo trabocchetti, che richiedono  sollecitamente di non andare avanti con gli occhi da talpa. Non basta una infarinatura per accedere ad ogni scienza bisogna farsi i muscoli, mettere mattone dopo mattone per creare un edificio, quindi davvero goccia dopo goccia che bisogna assimilare e bere sinché la coppa non sia colma. A volte potrà essere il fato o il destino a pioverci addosso, ispirarci, offrire circostanze fortuite, e così ci sentiamo fortunati, predestinati. Ma nulla toglie che il callo, l’olio di gomito (fr. coude) sia richiesto a chi si dedica quindi ad una Dottrina… anche se questa piovesse dal cielo, come la  pluiant rousé, la rugiada mattutina che sgocciola su stelo, fiore, germoglio, pianticella, albero pure la Quercia. Misteriosamente ogni spirito ha una sua inclinazione e predisposizione che se prende la strada giusta bene cammina avanti verso la sua meta. E così di fatto che la natura allora influisce, come dice Nostradamus a migliore comprensione delle varie inclinazioni e geni di madre natura:

Su coloro che hanno una natura disposta

ad essere sensibili  invece ad  altri non ha effetto

Chi per natura* sono duri per i loro modi

Così che la dottrina a tutti gli uomini si appresta

Ma per l’Ingegno sottile che si rende disponibile (si presta)

Invece alle grosse(grossolane) teste rude(dure) è interdetta

per l’intendimento ebete che li molesta. 

La Scienza a essi non si può imbibere (boire).

(*Ipernatura – superiore natura)

Queste sue note qui chiariscono i diversi comportamenti e le inclinazioni che differenziano coloro che  amano la scienza (filosofi) e chi sta all’antitesi. Come c’è chi apprezza il profumo della rosa  aspirando e accostando la mano senza farsi pungere nel cogliere il fiore. La natura così mostra come bene provveda e difenda anche per ciò che nutre con la pluiant rousé, la rugiada , il guazzo che spegne ogni arsura con il suo bibere dissetare o anche dare da bere agli assestati o a quanti vogliono dissetarsi alla Fonte dell’acqua di vita, come chi pende dalle labbra di un Rabbi, poi altri rifiutano anche questo perché restii a tale imbibere perciò che restano a Xeros (in greco) a Zero, a Secco, perché sono aridi sia nell’anima che fuori. Ci sono tante allegorie dell’agricoltura divina che ha il suo seminatore come nel celebre quadrato magico del Sator Arepo Tenet Opera Rotas.

Il  più studiato Pentalogosesoterico o Cubo o kubois sollecitatore di ogni possibile incubante incubo o inconscia ispirazione,  che dal regno o dimensione di Morfeo si attiva misteriosamente nell’intimo  inconscio dell’umana Psiche lungo gli stati onirici,  che hanno qui la fonte della divina ed umana Quintessenza, che oltre ogni simbolo e fantasia persino semantica può suscitare e prodursi in ogni Mente. Nessun mulino può produrre farina se la mola non è nutrita dai grani travasati dai sacchi. Ogni vivente solo se è nutrito con idee e ricordi e osservazioni  che mettono in moto la sua macina interiore, il Sanpò nordico o the Whirpool  interiore che come una rota solare con le sue ghiere o chele  invisibili mettono in atto le energie fanno ruotare tutto attorno a sé, come altre sfere, o meglio nel nostro microcosmo i vari mondi e teatri animatissimi dell’immaginazione umana che sin dall’infanzia ci avvolgono quando chiudiamo gli occhi al reale per immergerci nell’Irreale, la cui natura ci resta inafferrabile, ma lascia traccia inconfutabili nella nostra anima. C’è un microcosmo dentro ogni essere che si anima ad ogni notte, per la metà della vita che ognuno secondo la sua durata esistenziale, appunto passa giusto metà nelle braccia di Morfeo. Quel fifty & fifty della vita che non possiamo ignorare, quel lato in parte oscuro in cui la mente va per i fatti suoi nel territori impalpabili che solo la psicologia o le teorie ultrafaniche cercano da tempo di dimostrare e spiegare. Una parte dell’esistenza così parziale che deve contare moltissimo ma di cu non abbiamo assolutamente la geografia e la fotografia di tutte le cose ed i pensieri che durate lo stato onirico in ognuno avvengono e spesso all’alba tutto troppo spesso si dimentica. Un dominio indefinibile che è un grave danno sottovalutarlo e davvero come dice il genio leonardesco….( Arundel-278.r Leonardo) perché ribadisce  “Vede più certa cosa l’occhio nei sogni che colla immaginazione stando desto”. E l’enigma delle funzioni dell’Occhio è una indagine d’avanguardia quella condotta da grande fiorentino. L’occhio dell’anima, che ha i suoi indagatori nei primi padri della psicologia: Jung e Freud e semmai Apollodoro, autore greco di un libro sui significati dei sogni, questo è un territorio in cui muoversi e come camminare sul filo del rasoio. Molte sono le teorie e numerosi i testi dei vari maestri di questo campo. Potremmo anche rileggere la prova che in ogni scienza ci sono sempre stati dei precursori, spesso denigrati prima e poi solo lungo il tempo riconosciuti e studiati. Una lezione che appunto va messa in evidenza in ogni ricerca per non scivolare sulla solita buccia di banana  e ingrossare le file dei detrattori, che in ogni secolo sbandierano dai loro pulpiti verità sacro sante che poi il tempo macina via come sterili scorie. Ogni elemento in natura non è puro, ma deve essere raffinato nel crogiolo alla temperatura giusta. Così ogni teoria deve lungo il tempo subire il suo processo o the trial per superare il giudizio e dimostrare la verità secondo i fatti e le conferme che  maturano nel tempo. Nulla di più reale razionale e solido e concreto che ha dai tempi remoti un suo simbolismo di natura geometrica e volumetrica. Poche parole che grazie al simbolo, al segno, alla figura o iconografia e sua struttura o architettura mostrano all’occhio umano ed alla mente i sensi a cui attenersi. Solo mediante la figura o simbolografia su cui si elaborano i Simboli come un bolo gastrico da cui scaturisce l’intimo, interiore Consiglio ( in greco Symbollein ) da cui si alimenta e si ciba di virtù ogni dottrina o insegnamento. Partendo dall’esempio più razionale che qui ripetiamo che Non c’è quadrato più del quadrato  (il motto di Lapalisse) o meglio quel Cubo entro cui è raffigurata la foglia di Quercia a forma Pentagonale, che evoca la quintessenza delle cose bene raffigurata dai maestri anche prima del Rinascimento. Perché tanto interesse alle foglie alla flora ai simbolismi quasi proverbiali del “Non si muove foglia che Dio non voglia? “  Ma allora ci interroghiamo chi mangia la foglia? Chi solleva la foglia? Perché hanno messo la Foglia sul pube di Adamo? Sono modi di dire per investigare o celare sotto la Foglia di Fico di natura spinosa anche per gli imbarazzanti quesiti e pudori nel parlarne apertamente di cose di cui ancora si ha tanto pudore da mostrare ed esibire alla luce del sole.  Nudo e crudo auto inganno umano – di evitare di guardare dritto negli occhi  la faccia della cruda realtà, alimentando fallaci e errati pudori e proibizioni…che cadono sotto un termine in cui fallo ed errore o peccato originale stanno alla parola Amartia …….(fallo, errore in greco) Paramartia in sanscrito Suprema Verità!  Divieti e mascheramenti che vanno oltre le inclinazioni e i sotterfugi biblici di giocare con le parole e inventare così infinite cabale o codici genesi a cui sarebbe meglio usare il bisturi o la spada a doppio taglio, per non cadere in fallo. Così che da tempi remoti nascondo o si svelano ambigue allegorie che ancora cacciano ogni nudità cruda e  conturbante che appare ad ogni Nuovo Adamo o Tarzan che balzi da ramo a ramo, si arrampichi sul tronco dell’albero gigantesco ( Allon in ebr.) della stessa Quercia, quello degli Dei o meglio consacrato al Sommo Giove…sotto le cui fronde sussurrano echi e voci invisibili come auspici che qualcuno sa ascoltare o meglio udire sotto l’ombra du ramaiges come così si intende nel linguaggio gallico. Non muove foglia (petalo in greco)che Dio non voglia – alludendo al misterioso processo che c’è in natura secondo la causa che il Tutto è immerso in un tutto e che gli Antichi avevano percepito sino ad includere terra, cieli e l’infera inconscia sfera dell’anima umana. Quindi consideriamo come ogni pianta, provvista di tale difesa mostra i suoi  profumatissimi fiori con tanta soave  delicatezza bene coronata d‘aguzze spine. La mano sapiente del giardiniere sa muoversi nel giusto modo, mentre il profano che si intromette nell’Eden o giardino finisce solo di fare o di farsi  male o errare. Ogni scienza o dottrina richiede sempre provetti giardinieri. La più semplice delle dottrine non ama gli improvvisati dilettanti. I lavoratori della vigna a tempo debito tramutano i graspi nel liquore per colmare il l’ApoKalix…Calice di vino….divino conservato in botti eterne per celebrare le nuove Nozze di Cana. Molti incominciano bene, accesi da grandi entusiasmi ma poi strada facendo spesso non giungono a nulla di fatto! Qui la natura allora fa la sua misteriosa selezione perché solo i tenaci e costanti vanno lontano e mai demordono. Chi la dura (perdura ) la vince. Leo & Vici ?

Mille stagioni o milioni di stagioni sono trascorse da quando sono sbocciati fiori e girasoli che hanno accompagnato con i loro profumi il fiorire delle civiltà, fuori dal Giardino dell’Eden. Dai canti dei primi pastori o dei Rig Veda indiani sono nati i prorompenti inni dell’anima per celebrare ogni venerazione sotto cui l’uomo si è sentito avvolgere. Ha balbettato le sue prime parole. Ha inciso sulle pietre i primi simboli o segni e le rozze immagini sempre più delicate sino a perfettamente comunicare, il pensiero umano . Benedetto istinto geniale di moltiplicare  tutte le cose con il disegnare ed eternare. Pulsione iperfantastica umana di inventare simbologie ed analogie per farsi comprendere, riproducendo per immagini tutta la natura di fronte. Segno dopo segno tracciando le linee essenziali prima del corpo o la testa, le sue mani, i suoi strumenti di vita e di morte per affermare che è Lui.  Solo Lui l’essere reale e visibile che dominerà, possederà tutte le cose elencate, raffigurate pretendendo pure le cose che sfuggono. Come la rosa con il suo profumo. Percezione invisibile quanto è l’idea e l’astrazione ultraterrena del mondo che ci avvolge ( la rosa dai latini era il fior fiore dei morti ed simbolo del lutto). Che strano effetto fa il profumo inalato che così inebria ed induce al fiorire di sensazioni ed  intuizioni, emozioni impalpabili o rinascita di  memorie, reminescenze inconsce. Basta leggere un florilegio proverbiale per essere colti da un impulso misterioso che suscita illuminazioni da non perdere ma mettre subito nero su bianco ad eternare questi fulminei ricordi …dovuti alle antiche stagioni arcaiche che hanno composto la saggezza della nostra remota anima e storia. Da quando furono narrate le epopee con l’abilità dei versi poetici che sono nati motti, proverbi. Salmi. Aneddoti elaborati dai primi scribi che hanno eternato, sogni, immaginazioni, rivelazioni.  Tragedie e Storie, glorie e maledizioni. Guerre e Paci. Divinità e presenze maledette che hanno oltraggiato o  accecato l’umanità. Ma anche  saggi e maestri che in antitesi al Male hanno guidato sulla strada del Bene. C’è stato chi sotto l’ombra dell’albero o dell’ulivo ha meditato e considerato le cose del mondo e insegnato la sua Verità…nel lontano Oriente(Siddartha). Altri solitari sono seguiti a tanti altri, dai nomi memorabili sono una vasta galleria di personaggi, diventati così le pietre miliari del lungo processo di apprendimento dell’umanità e della civiltà.  E’  stato un lungo percorso, in cui osiamo guardare al nostro passato allo scopo di cercare risposte che per alcuni enigmi e circostanze rimaste insolute  ed impossibili da sviscerare. Ma gli amanti dell’Arte e delle Muse non sono rimasti orfani o vedove per sempre perché la fortuna, la sorte è cieca se poi accadde che per mano e bocca di un noto vegliardo, da genio senza pari, invece ritroviamo dei suoi frammenti  tipo quello del suo soggiorno a Venezia, ancora  sempre alla ricerca di affidamenti o scambi culturali o di scritti e libri antichi comprese le letture di antiche Vaticinazioni, composte all’udire misteriosi sussurri delle foglie e delle fronde, branche perché così fu denominato il dio della  profezia Branchus- Branco :

Se gli(Egli)Arbori sapessen favellare

e le foglie lor fusseno le lingue

l’inchiostro fusse carta de lo mare

la terra fusse, l’erbe le penne

le tue bellezze non potria contare

Quando nascesti, li angioli ci venne

quando nascesti colorito Ziglio(Giglio)

 tutti li santi furno a quel Consiglio.

E’ questo il Leonardo che tutti conosciamo? o meglio ignoriamo per così tanta cerchia di dotti che molto al suo riguardo ancora è sorprendentemente evitato per non affrontare davvero i suoi pensieri di Omo sanza lettere? O Piuttosto di chi divorava ogni libro disponibile che poteva procurarsi in ogni latitudine. Ma per capire questi versi ci vorrebbe appunto un gran consiglio di sapienti o meglio il consiglio(Advis) di tutti i Santi o di tutti i Morti che furono  O di tutti i Fanti?  O Li santi  (Lys  giglio in francese. Lilion in latino giglio. Lis Leone in greco). Cosa questi versi alludono così composti da chi amava scrivere macino, non certo digiuno di tante letture assimilate nel suo percorso di autodidatta, da richiedere di leggere o osservare il tutto suo scritto così pervenutoci preservato lungo questi cinque secoli non senza ancora rileggere e considerare quanto di suo non sia stato ancora decifrato e bene esaminato e poi dedotto appieno del suo Pensiero…se ancora carte senza contare quelle disperse o distrutte dalle fatalità  secolari… e sempre con la speranza di un ritrovamento singolare. Ricerca meticolosa così di vari testi e scritti di questa EPOCA passata al settaccio prima o poi ci porterà di certo all’esito sperato. Perché troppe sono le voci di quanto è andato disperso, e non senza quanto altro è ancora sepolto che deve venire alla luce.Di prossima pubblicazione la ibliografia anno per anno del nostro grande Leonardo e i suoi viaggi immaginari ad Oriente(Armenia e Costantinopoli

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