KRONOSEMANTICA. I Primordi, (2 lezio)Il Numero secondo Honoré de Balzac
L’esempio biblico è quello dei Tre Verba tracciati da una mano misteriosa sulla parete della sala ove erano convenuti i potenti alla corte di Babilonia. All’orizzonte del Regno stavano per avvenire eventi sconvolgenti e tale apparizione della mano oscura che tracciò una scritta che acuì così il clima di terrore sull’ incombente fatalità che avrebbe coinvolto l’intera Coorte. Nessuno era in grado di leggere il messaggio, salvo il giovane Daniele, già messosi in luce alla Corte e che allora così diventa il protagonista singolare, agli occhi del monarca giunto sull’ultima spiaggia , che dopo tutti i tentativi degli altri sapienti falliti , che ode per bocca di Daniele la decifrazione del senso pieno delle tre parole, che tutti gli altri sapienti di corte non riuscivano a capacitarsi .

L’ispirazione di Daniele è il primo esempio di esegesi biblica di termini arcaici per chi esegue ogni interpretazione di logos sconosciuti.
Qui nasce la leggenda delle tre fatali parole o sentenze allora scritte in sumero o altro glifo o cuneiforme ? Non lo sappiamo, ma il singolare interprete, da navigato esule ebreo, con il suo bagaglio linguistico delle tribù del deserto, da tempo coattamente trapiantato in Babilonia , nota come la grande cattività d’Israele , che il giovane aveva già assimilato le lingue dei molti popoli di questo impero. Gli archeologi ci insegnano come sia esempio di impiego delle parole antiche , queste fonetiche partoriscono significazioni a pioggia che da sibilline sentenze come quelle di Delphos, dovevano essere dispiegate.
La civiltà mesopotamica resta a motivo della scoperta di tante reperti (le tavolette cuneiformi) che attestano il loro modo remoto di memorizzare, registrare sulle tavole d’argilla con le scritte cuneiformi, ogni evento e magazzino di merci e di scambi commerciali così catalogando eventi militari, religiosi, astronomici, ricorrenze e celebrazioni di ogni sorta… reperti preservati dopo millenni sino a diventare quel tesauro enciclopedico , il grande bagaglio di dati registrati sino ad includere il mito del Diluvio e dopo esso le capitolazioni e trionfi bellici e nuovi regni . Così conciliamo l’episodio biblico del giovane Daniele che aveva colto al balzo l’occasione perchè avendo maturato una competenza e fama, che senza sforzo riuscì a primeggiare sino a svelare la soluzione dell’enigma sinistro, quello che di lì a poco sarebbe divenuto l’evento magistrale e capovolgente da Spada di Damocle per gli astanti ed savi ammutoliti , incapaci di dare responsi al Re, quindi impotenti non riuscendo a decifrare la triplice indecifrabile , oscura sentenza, tracciata da chi ? Dal DITO di Dio o da un angelo o un demone ?
MENES TEKEL PHARES
A cosa ricorse il giovane ? Mai dimenticando l’uso orientale di scrivere dal lato , ovvero bisogna anzitutto leggere nella direzione che ha Destra alla Sinistra come sé tuttora in auge nelle lingue orientali. La fonetica è la chiave insegnata dalla notte dei tempi biblici, ed così enfatizzata per il volgo che prediceva :
MENES: Dio ha fatto il Conto del tuo Regno e vi ha posto Fine
TEKEL: Tu sei stato pesato sulla Bilancia e sei stato trovato mancante
PHARES: Il tuo Regno è diviso tra Medi e Persiani.
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L’Introduzione filosofica…
dalle Serate del Mistero di Portonovo a cura di Franco Copparo e Fabio Filippetti
Società & Attualità – L’Italo – Americano – Giovedì 9 Aprile 2015
Mamma li Turchi – Le minacce contro la Cristianità.
Ci sono macchie indelebili del passato che oscurano e non si scordano nonostante i secoli . Non c’è amnesia che possa seppellire le violenze perpetrate contro la gente in balia di eventi bellici e rivoluzionari. Rinnegare da parte di despoti orientali l’olocausto o il genocidio ebraico ad opera dei nazisti e come negare lo sterminio cristiano dei popolo armeno da parte dei nazionalisti turchi nel 1915.Così oggi a distanza esatta di cento anni tra questi due estremi che hanno nel numero “15” qui il fonema ed INDICE come gli attribuisce la cabbala popolare del tarocco, il XV : il Diavolo, il Demonio, Satana, Shaytan, Iblis , il Diabolo Categorico (in greco) l’Accusatore = κατήγορος, in questo clima di ACCUSE tra il Papa e le autorità Turche. Ma nei libri di storia bisogna attingere come bisogna essere veneziani per non scordare l’esodo dei cristiani Armeni rifugiati da tempo in un’isola della Serenissima e quanto nella Marciana biblioteca veneziana siano bene conservati i loro sacri testi e incunaboli, come quelli portati da Bisanzio dal cardinale Basilio Bessarione, prima della caduta di Costantinopoli, dopo cui avvenne la caduta e la presa da parte del grande Saladino……(1452) e che preservò sfuggendo agli islamici e importando così il patrimonio della cultura araba-greca in una Italia ove il seme partorì di li a breve la cerchia che porterà all’Accademia Platonica il nostro Rinascimento. In quel Rinascimento – durante cui Leonardo da Vinci comporrà di suo pugno una relazione per alcuni fantastica o immaginaria di un suo viaggio oltre Costantinopoli sino in Arminia terra…un testo in cui Lui va descrivendone i picchi delle montagne e sino all’Ararat ove stava l’Arca sepolta (vedi file su Leonardo) concernete la descrizione o relazione testimoniale del o dal Diluvio biblico e remoto o quello che LUI bene descrive o immagina avvenire con tanta furia e violenza catastrofica. E sia incluso pure un grande terremoto, che la storia constata realmente avvenuto in quegli anni (Bagdad)Sono le ipotesi e teorie che hanno parentela con la memoria ferrea o dell’umano cervello ogni Amnesia o detto alla greca l’OBLIO umano che facilmente tutto smemoratamente perde o cosi perde e cancella Deleted- totally removed…per strada. E’ lo stesso LOGOS usato da Platone Oblio (de)Lete che lava come il fiume infero via i ricordi delle Anime Immorali e che compone il logo greco ALETHEJA …η αλήθεια – Aledeja che con tale “άλφα – Alfa privativa equivale a dire senza l’Oblio – senza dimenticare appunto che perdura il RICORDO, la Memoria delle cose nel tempo, che è appunto la REALTA’, la VERITA’ – η Aλήθεια ! Mentre in greco dire ciò che è vero –o chi riconosce la Verità in latino =
VErenu(ncs)cio…ovvero -Chi ha -…..
– Chi ha credito Donum dei ,,,ricominciando dal SEICENTO SESCENI …SESCENTORUM che abbiamo esposto da decenni e che trova realmente collimazione con i tempi che viviamo.
E che è la lettera greca del X – CHI che abbiano già spiegato, l’iniziale di CRISTO ! e anche il segno della STAUROS = la CROCE CRISTIANA !, – Purtroppo la storia viene sempre manipolata e ricorretta e riscritta secondo i giudizi e le testimonianze del proprio punto di vista. Abbiamo sufficiente esperienza per aver letto e riletto pareri discordi sugli stessi eventi accorsi in queste ultimo secolo passato ,perché’ esistono sempre delle frange di pensatori che distorcono i fatti sino a giungere a negare che l’uomo sia o abbia messo i piedi sulla LUNA ( Luglio 1969), cosa che oltretutto oltre gli scenari spaziali del Nostro quella della Luna , è una quartina inconfutabile che vede questo momento immortale in cui l’uomo osserva dalla Luna l’orizzonte sull’ Mondo(la Terra)e che tutto è opera di un solo grande SOPHE Softer- software Cerveau – Cervello(Computer)! E la messa a fuoco a le mani (Allemani= Wernher von Braun!).Previsione anticipata già anni prima su ARN WALD , una rivista di avanguardia.
E sconfinando con la lingua di Von Braun che in tedesco Erinnerrung – è appunto la MEMORIA , quanto si pone nel sacco – keepsake – il sapere sachant sapendo come sapiente ! Ma la fonetica dal greco al latino ci induce a ricordare quanto è della memoria stessa chi siano le ERRINNI, le dee della discordia civile , dei conflitti che nella mitologia greca erano le divinità infernali figlie dell’Averno che punivano i colpevoli dei delitti di sangue – Nella mitologia romana erano identificate con le Furie e avevano il nome di Palestinae ( da Gli Anni Futuri 1976 pag. 124 nota : “ Le Ire, le furie in greco Palestinae analogia dea della Vendetta, Alecton (Alyssa) “ poi a pag.98 : Erasmo da Rotterdam nel suo testo l’Elogio della Follia<Morai> spiega Vi sono due generi di follia, una che monta dall’Averno, le Furie vendicatrici, ogni volta he suscitano nel petto dei mortali il furore della guerra “.(cap. XXXVIII°) Ma dopo tutte queste stragi = slaugther avvenute prima e dopo la Milliades o Killiades (Milliyet in turco = nazionalità e ben altro di Millicent – Millecento indizi qui posti) e chi non ricorda i conflitti dei Palestinesi ?Quanti sono i caduti Maroniti e Armeni il cui conto conferma soltanto che tale Great Slaugther ha così mattanza marchiato tempi dell’Auge di tanta carneficina razziale quando soffia il furore della guerra… che ha persino reminiscenze da cavallo di troia e di Ilio la sua Chilliades omerica o l’ america Slaugther del World Centre(New Jork) coincisa all’alba del nuovo millennio e preannunciato l’evento del Nagy Zeru o Grande Zero -Ground Zero ! Si è fatto orecchio da mercante. Non è possibile che si perseveri ,errare è umano, perseverare è diabolico , mai come questo anno sotto la caprina demoniaca semantica del qui indice quindici : 1+2+3+4+5= 15 Shu’umcinku! è in hausa PRESAGIO =L’Omen Nomen come insegna il greco tragos( il capro)che al termine di ogni teatrale tragedia veniva sacrificato per l’uso drammatico dell’effetto con il sangue. Da cui eccoci presi dalla suspense di un clima tragico del 2015 che così rivive realmente grazie alla memoria di quanto appena avvenuto sul teatro del mondo mediterraneo e non solo quanto ancora il furore della jihad della Verde Mezzaluna non solo contro gli Armeni nel passato e cristiani oggi colpiti e perseguitati in ogni parte del mondo. Perchè mai dovrebbe tacere il Papa? E’ il mondo che deve ammutolire ….per tanto orrore che si perpetra e domani ancor peggio avverrò secondo le quartine prossime che evitiamo di reclamizzare dalla tanta inflazione di facili subdoli interpreti che suonano le trombe dell’Apocalisse. Non sanno i cristiani quello che è scritto nella Rivelazione ? Nell’APOCALISSE che è bene non OBLIARE , da ora in poi….
La Donna Scarlatta “Kokkina < Cokaina ?> ovvero “La grande Prostituta di Babilonia che siede sul dorso del drago rosso, e che tiene in mano la coppa ,la fiala di tutte le abominazioni e colma del sangue dei martiri(kamikaze)…. Chi dunque perseguita la comunità dei credenti ? Da quanti anni abbiamo spiegato che tale perse- persecuzione orientale contro i cristiani contro ogni sede e chiesa di culto era preannunciata. Non abbiamo scritto e spiegato per puro gioco. Ecco un esempio di vecchia data dalla pagina 133 degli Anni Futuri(1976): Dalla riflessione della Luna .- dalla Mezza Luna terra Araba, saliranno contro l’Occidente Cristiano, gli avversari del Grande Crescente Islamico, sino alla Città Eterna, come i vaticini quanto mai numerosi avvertono. Dall’Oriente la minaccia verrà a battere sino a Roma, mentre il Gallo canterà , annuncerà un nuovo tradimento come Pietro per primo fece disconoscendo il suo Maestro. E un eletto al seggio, un cardinale francese non sarà riconosciuto, separando la chiesa francese e da queste prime divisioni che la faziosità invece di ridursi crescerà indebolendo la Chiesa che finirà con l’essere “ conculcata dagli Infedeli “. Sono le righe scritte da lungo tempo e che allora dovranno essere bene considerate.
- Tutto questo in ragione di quelle Sesceni Sestine che tracciano il quadro di tali eventi mondiali dei prossini venti anni !!!
- Ma quanto fu scritto evidenziava allora già la Minaccia della Mezzaluna(turca) contro il papato… sino al cuore della Città Eterna, quale anteprima dell’attentato conto Giovanni Paolo II°. Ora stiano lavorando ala stesura del prossimo GIUBILEO come abbiamo anticipato e che il Papa Francesco ha confermato, c’è stata la CONFIRMATION della CRESME della Profezia come è nella Sestina(605-696) quindi in careggiata di arrivo.
- E anche confermato lacrime sangue della ella = ELLADE crisi di Filomena o File degli Omen(PRESAGI)che hanno preannunciato quanto sia alla Penelope Ellenica(GRECIA!) che ha tessuto la tela e che riceve soccorso (La Crisi ora manifesta !).
Scritture del DISASTRO e della Solitudine nel Tempo della fine dell’ARTE. Francesco Correggia
Abitiamo un mondo che vive in un collasso quotidiano, in un lento e inesorabile arresto del pensiero davanti a crisi improvvise, disastri ambientali, sfide tecnologiche, cambiamenti climatici, fanatismi religiosi che sembrano non avere mai fine. Siamo come esseri che vivono in un’attesa di un evento irreversibile, una catastrofe d’immane portata. Il terrore ormai fluisce ovunque dalle città alle reti telesatellitari, dalla periferia al centro, dal Medio Oriente all’Europa aggiungendo maggiore sgomento e senso di insicurezza alle nostre già precarie condizioni esistenziali. Ora a essere minacciate sono anche le nostre conquiste democratiche, la tradizione illuminista, l’idea stessa di società civile e la medesima libertà di espressione, baluardo delle democrazie occidentali. L’attesa si fa angoscia verso il futuro che si fa sempre più incerto, insicuro. Ai disastri naturali come terremoti, inondazioni, tsunami e quelli prodotti dall’uomo si aggiungono ora nuove minacce che mettono in pericolo il nostro modo di vivere, la nostra libertà. Che cosa facciamo per riuscire a superare questo senso di disastro infinito? Continuiamo a stare abbarbicati alle nostre sicurezze mentre non ci rendiamo conto di essere davanti ad una svolta critica nella storia del Pianeta, in un momento in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro. A mano a mano che il mondo diventa sempre più interdipendente e fragile, il futuro riserva molti pericoli ma al contempo grandi opportunità. Non bisogna avere paura di cambiare le nostre abitudini tenendo stretto a noi ciò che abbiamo, come se dovessimo partire verso un luogo sconosciuto e occorresse portare con noi tutte le cose, gli oggetti e i prodotti che finora hanno garantito il nostro benessere. Non ci rendiamo conto che per frenare la follia contemporanea occorre modificare qualcosa nel nostro vivere quotidiano, nei comportamenti individuali, nel linguaggio, nella politica e non far finta di niente e sperare sempre nella reazione degli altri.
Il disastro non è solo una parola pronunciata che accompagna la vita di tutti i giorni come possibilità che ci rende muti, che interrompe le abitudini, il desiderio e l’affermazione personale, ma è ciò che ci precede e che anticipa ogni calcolo. Il disastro non accade nell’evento che fa esplodere le contraddizioni, cambia la storia, impone un passo diverso, costringe a un cambiamento, a una sostituzione bensì s’impossessa di noi lentamente un po’ alla volta azzerando qualsiasi posizione critica e possibilità di un cambiamento di rotta. Ora i disastri di cui siamo informati che sembrano accadere a distanza attraverso lo schermo televisivo, si sommano con i nostri piccoli disastri quotidiani, formando una specie di rete mentale globale del grande disastro che s’insinua dappertutto, anche nell’amore. Non ce ne accorgiamo ma questa rete forma una struttura, un’unica dimensione dell’impossibilità e della solitudine in cui siamo incastrati.
I disastri ormai si riferiscono non solo a quelli provocati dai cambiamenti del clima, o a catastrofi naturali che inghiottono interi paesaggi sconvolgendone l’ecosistema ma c’è ben altro. A franare non è solo un intero equilibrio sociale, politico istituzionale ed economico, o la mappa geopolitica della terra ma è la nostra vita, l’esistenza, la bellezza, la ragione. A tutto ciò bisogna aggiungere un’ondata di terrore senza precedenti che ci minaccia da vicino occludendo la nostra vista e mettendo in pericolo un intero sistema di valori condivisi. Al dialogo con cui si pensava di poter risolvere controversie, incomprensioni e differenze religiose si sta sostituendo l’istanza della ferocia, l’eliminazione del nemico, di chi non è d’accordo con noi.
D’altra parte non si deve dimenticare che quel che rende particolarmente urgente, interventi decisi e una presa di coscienza del mondo attuale che di disastri ne ha visti tanti, è anche la portata planetaria, globale senza precedenti della devastazione ambientale causata dai sistemi dominanti di produzione e consumo, il che sta provocando, l’esaurimento delle risorse e una massiccia estinzione di specie viventi. Intere comunità vengono distrutte e d’altra parte, i benefici dello sviluppo non sono equamente distribuiti e il divario tra ricchi e poveri sta crescendo sempre di più. L’ingiustizia, la povertà, l’ignoranza aumentano velocemente. In questo senso ormai il grande disastro si accompagna a una specie di stravolgimento interiore dei soggetti della scena umana e sociale globale. Esso ormai è ovunque, nel depauperamento del paesaggio, nelle istituzioni, nell’economia, nella finanza, nel quotidiano ma anche direi cosa abbastanza inedita, nello spirito, nelle relazioni umane, nell’arte e nella cultura. Sembra svanito il tempo di un’emergenza metaforica, poetica e scritturale che ci avvia a una nuova dimensione etica, una rigenerazione del pensiero che ricomincia guardando più in là, in una prospettiva mutata, in un rinvenimento ontologico e di ricostruzione del senso delle cose .
E’ l’inevitabile stravolgimento del mondo interiore che costringe l’occidente e gli individui che lo abitano in una specie di shock antropologico rispetto non solo alle tecnologie e all’ambiente naturale ma anche rispetto al pensiero e al pensato e alla stessa sparizione del senso la cui sorte riempie intere pagine di scrittura di molti maître à penser del nostro tempo, impedendone il sonno e quindi anche la ragione. Ci troviamo in una corrente discendente, in una caduta verticale che provoca un disagio, impotenza, un collasso della condizione umana senza precedenti. In questa condizione è dunque possibile una scrittura dell’emergenza che non solo si fa interprete e testimonianza del mondo in cui viviamo, ma che incominci con lo sguardo, un respiro intorno al nulla che si sta impossessando di noi? Può tale scrittura impedire l’orrore, l’espansione di forme di generalizzazioni, di radicalismi insensati e negativi, di inumanità, di nuovi terrorismi e barbarie religiose? La scrittura così come anche l’arte appaiono non più mondi fecondi da cui poter ripartire, ma come terre desolate. Le parole non sono più erranti enigmi o scogli di un’urgenza metafisica inderogabile che possono far ripartire un dialogo, una possibilità, un senso planetario del nostro abitare il mondo, ma diventano una materia feroce di scontro, di suggestioni. Una materia disarticolata e terribile, che ha perso ogni supporto, ogni onda di attraversamento o di ricongiunzione non solo con le cose dello spirito ma anche con le cose della realtà. Tutte le parole, comprese quelle dell’arte, sono diventate merce, segni verbali tramutati in onde d’immagini traballanti senza referenza, senza profondità e spente in un oceano nientificante. La sofferenza del nostro tempo somiglia a un’immagine: Un uomo scarno, la testa reclinata, le spalle curve, senza pensiero, senza sguardo. I nostri sguardi volti verso il suolo.
La Scrittura del disastro, scrive Blanchot, è un infinito intrattenimento sulla catastrofe cui non segue però alcuna redenzione. Non c’è possibilità di tempo per il disastro, né di un passato, né di un futuro, esso è piuttosto un contretemps. Si tratta di un genere di scrittura frammentaria che non soggiace al fascino del sistema, e alla telefascinazione; essa è piuttosto una sospensione temporanea, un’esigenza quale possibilità altra di scrittura: lo spazio bianco tra le parole. Questa rottura non è un’istanza né una separazione ma uno strumento che spinge i frammenti al limite e al tempo stesso è ciò che è stato rotto, infranto. È soltanto quando abbandoniamo ogni statuto nella e della scrittura che si profila la scrittura del disastro: Quando tutto è detto, ciò che resta da dire è il disastro. E’ proprio in questo contrattempo che la parola del disastro è una parola d’interruzione che conduce al di là di ogni discorso, di ogni spazio, ma anche di ogni frammento. Il disastro è dalla parte dell’oblio; l’oblio senza memoria, il tirarsi indietro immobile di ciò che non è stato tracciato – l’immemorabile forse; ricordarsi attraverso l’oblio, daccapo il fuori. Tuttavia dobbiamo dover pensare e dire che la scrittura non può essere soltanto un’intermittenza, uno spazio di interdizione ma deve ristabilire un nesso, un’esposizione profonda con il senso stesso del prendersi cura e del senso stesso delle nostre pratiche di vita. La ricomposizione è insieme un riconoscere e una riconoscenza della storia umana, del suo corpo che è anche il nostro di corpo, un giungere a una dimensione poetica della vita, come luogo delle nostre esperienze. Soprattutto la scrittura, nel tempo dei disastri e del terrore, deve recuperare la sua forza di denuncia, di critica, farsi ingiunzione etica verso universi verbali di nuove significazioni.
Deve esserci una volontà e una ragione che ristabiliscano un equilibrio, un rapporto, un progetto culturale, un’intesa sociale e religiosa contro ogni forma di intolleranza e di estremismo fanatico che devasta i corpi , li decapita,….negando loro l’ultima traccia del volto e ogni interezza con l’essere che non è più.
Corpo, volto parola e scrittura sono la sostanza dell’essere e del suo rapporto con il tutto, cioè dell’essere nel tutto. La scrittura è proprio segnata dalla presenza del volto dell’altro, se si spezza questa unitarietà, si distrugge il mondo stesso e qualsiasi parola umana che ha nella memoria la sua essenza originaria. E’ solo nello spazio bianco lasciato dalla parola che la scrittura diventa feconda e prende corpo come carne del senso. Sono le parole dei poeti degli artisti il loro linguaggio che rigenerano l’abitabilità del mondo, a portarci nel tutto, a farci superare il guado, ricomporre i frammenti, trasformare il disastro in opportunità, in un rinvenimento del senso di comunanza, di appartenenza.
Noi siamo, allo stesso tempo, cittadini di nazioni diverse e di un unico mondo che ci rinnova. Anche se a impedire una rigenerazione del senso che, dalla frammentarietà porta a un passaggio, sono proprio le parole che non è possibile riattaccare a quel nulla che si deve conoscere tuttavia è da questo limine, laddove non c’è posto neanche per introdurre una domanda che il disastro parla in noi fosse anche per oblio o per silenzio. Interrompere il flusso del linguaggio con il corpo significa proprio devastare l’essere, uccidere quella parola che nasce dal silenzio e vi si fonda. Ciò non vuol dire ridurre il nostro intervento e chiudersi in un non agire, al contrario bisogna non farsi intimidire, ribattere colpo su colpo al fanatismo estremo con la parola, la satira, il gesto, la presenza ovunque e in ogni luogo senza perdere di vista l’incontro e il dialogo con chi, anche se da prospettive diverse dalle nostre è per la pace, la cultura, il mondo, la vita. In questa dimensione del disastro permanente non c’è alcun rito, religione o ricetta che possano salvarci, se non la comprensione di ciò che sta accadendo. La trasformazione che dobbiamo attuare per impedire che il grande disastro sia irreversibile può solo partire da una logica nuova, da una conoscenza autentica e rispettosa del pianeta, dal riconoscimento delle identità culturali ma anche delle differenze e dal senso di una responsabilità universale a cui siamo destinati. Dobbiamo in virtù di una riflessione vera del nostro abitare il mondo saper anche rinunciare alle cose inutili che non possono accompagnarci in questo viaggio, dall’iperproduzione allo sfruttamento del territorio, dalla moda alla spettacolarizzazione della cultura, dai guadagni veloci a una finanza selvaggia, in breve di tutto ciò che provoca altro sfruttamento, altra povertà.
E’ proprio questo cambiamento delle nostre abitudini a essere particolarmente difficile e doloroso; solo quando tutto si è oscurato, regna l’illuminazione senza luce che certe parole annunciano. Finora abbiamo avuto a che fare con le immagini del disastro e non con il suo vero sopraggiungere, non con le parole che illuminano la storia e ci fanno capire realmente dove stiamo. Continuiamo a concepire il disastro come uno spettacolo televisivo che appare dalle luci degli schermi e non come ciò che ci leva la terra dai piedi, che all’improvviso può spazzare le nostre vite. Il problema consiste nel fatto che le parole che oggi sono usate dai media ci abituano a pensare che tutto sia abbastanza distante, perfino gli atti più indescrivibili, più violenti, le catastrofi, i naufragi, la morte e che dunque non dobbiamo preoccuparcene. E’ cosa di altri e non nostra, non ci riguarda. Le parole che dovrebbero nominare le cose le allontanano trascinandoci in un torpore, in un devastante cortocircuito finché poi le cose non si rivoltano contro di noi per davvero, tanto da esserne implicati. E’ allora che ci stupiamo e ci domandiamo del perché sia toccato proprio a noi piuttosto che agli altri. Purtroppo a prevalere sono le forme di egoismo, d’ipocrisia, di chiusura mentale, d’impotenza, queste sì devastanti per il procedere umano, per lo stesso sentimento di amore, e per qualsiasi scrittura compresa quella del disastro. Bisogna dunque reimparare a pensare avendo in mente ciò che la storia ci ha insegnato; perseverare nella ragione, vivere con amore e parsimonia, pur comportandoci in maniera ferma e decisa rispetto ad atti insensati d’intolleranza e negazione delle libertà individuali e di attacco alla convivenza democratica. Prima che il disastro si espanda in una dimensione incontrollata e catastrofica, bisogna scrivere per difetto, usare gli errori e soprattutto scrivere nella proibizione di leggere, scrivere per rifiuto, obbligarsi alla vita, rispondere con forza a chi spara all’impazzata su civili inermi nel nome di un estremismo religioso che non ha ragione di esistere e che non ha niente a che fare con la vera religione dell’Islam ma solo con la barbarie.
Da ora – soprattutto bisogna reimparare a pensare sulle cose del mondo con sguardo interrogante, con gioia e umiltà. Ancora una volta si tratta di riavvicinare il corpo alla scrittura, a quella lingua che può essere condivisa da altri e oggetto come tale di uso comune. Le scritture del disastro possono diventare da questo punto di vista il terreno fecondo della espropriazione e riappropriazione del soggetto, ma anche dell’uso dei corpi verso un’alterità possibile. Prima di doverci accorgere quando ormai è troppo tardi, che le nostre libertà si sono ridotte, che tutto è perduto e non possiamo porvi rimedio, devono essere le parole, le matite, le forme di espressione visive e verbali a diventare la nostra ossatura, l’abito mentale, il corpo e l’armatura che ci consentono di attraversare l’oscurità e di vivere senza paure e in pace. E dell’arte che cosa ne è, rimane muta o è ancora quell’ultimo baluardo di possibilità, di bellezza e sensibilità, apertura di senso che non può essere represso? Ne riparleremo nella seconda parte. Francesco Correggia
L’ECLISSE dell’Equinozio di Primavera-UPDATES
CONSIDERIAMO L’ECLISSE dell’Equinozio di Primavera- Bisogna far luce e sconfiggere l’Oscurità ….nella mente e dello Spirito. E così la Luna ha oscurato il Sole, Sham per gli Arabi , Tai-Yang per i cinesi, a Nap in magiaro – alla coincidenza dell’Inizio della Primavera astronomica che per gli astrologi cade nel segno dell’Ariete(fuoco) invece Astronomicamente era al 29° dei Pesci idem la Luna , obbligandoci quindi a riflettere su tutta la vasta tradizione di tomi astrali, per cui bene abbiamo desunto cosa secondo questi remoti canoni si voglia attribuire a tale transito in opposizione alla Vergine(terra) Almah o Magdala in ebraico Torre e sia la Vergine Turrita che è anche uno dei simbolo più passati ( come da decenni sui francobolli italiani= Italia) che seduta sul cocchio trainato da due Leoni(Simbolo del Paese del Sole e della Donna del Sole coronata dalle dodici stelle nell’iconografia di San Giovanni)quella Donna che poggia i suoi piedi, tallone sulla Mezzaluna per calpestare il Serpente (il Nemico)….Infatti l’Italia ha il suo Tallone, il Tacco dello stivale allungato sul vasto Mediterraneo ove si affaccia la Mezzaluna araba. Molte riflessioni, interpretazioni sono state fatte da decenni in merito allo scenario di tale grandioso evento bellico, che avrà infine la Testa dell’Ofide Serpente satanico Caput Drakonis bene schiacciato dalla progenie della Donna del Sole, che professa l’Evangelo ,la buona novella ! E il Figlio che darà alla luce il Tekne Arrenon tanto contestato dal Serpente nemico della Donna del Sole, che invece alla fine trionferà…si risveglierà dal grande Sonno drizzando falangi azzurre per consumare all’osso l’Africa ! Chi questo presagio- lo legge in chiave cristiana o chi lo legge in chiave geopolitica ventura. Oggi gli elementi di tale alto rischio FOY Punique sono evidenti. Anzi aggiungiamo che non basterà l’Isis, ma chi si accompagnerà ,classe e flotte come alleato nemico dell’Occidente , per arrivare a tanto sino a minacciare e colpire Roma, il cuore della Cristianità. Il cui più pristino simbolo oltre che la Barca di Pietro, era il simbolo dei Pesci e l’acronimo ICTHYS ovvero di CRISTO ….
Così ecco come ci appare la Falce della Luna o Mezzaluna opposta al Disco Solare , che è il simbolo sullo stemma di FRANCESCO – il SOMMO SOLE della Vera FEDE proprio come ha scritto il Fanti in riferimento all’avvento del Papato nel cui stemma c’è tanto di SOLARE OSTIA, simbolo della Compagnia di Gesù e sia del suo paese natio: ARGENTINA ! (Argento attribuito alla Luna). Nella storia della chiesa – chi dorme non piglia pesci salvo essere dei grandi pescatori di anime al timone della Piscature Barque, che va in alto mare o tempesta quando di mezzo c’è la Mezzaluna…islamica o Turca (Attentato del lupo 1981) . La storia conferma pure la puzza di scisma ed antipapi o fatali pontificati passati come un lampo(Vedi De Medietate Lunae: Albino Luciani , l’Albino = Labanah o Albanois = in ebraico Luna e bianco bino…gemello pontificato eclissato !).
La minaccia della Mezzaluna acquista gravità se leggiamo in giapponese FEDE si dice SINKO, il fonema significante INVASIONE ,oltre che IMAN (FEDE in arabo)ad opera del Fondamentalismo islamico o “ della grande COMMUNICAZIONE PUNICA “ o COMUNE AZIONE PUNICA , descritta nelle Lettere del Nostro. E Punica è tradotta con Cartago -.Cartagine di antica memoria scolastica‑guerre puniche). Di certo constatiamo il grande proselitismo di tale modo, metodo, e mezzi di COMUNICAZIONE.. se da tempo si così scritto in merito alla quartina : 1-9( Considera la 1-18)
Dall’Oriente verrà il Cuore(FOY) Punico, vendicatore
Ad sedurre- affascinare l’Adria gli eredi delle rive dei romani lidi
e sarà accompagnata dalla flotta- classe libica
facendo tremare Malta, Melitta e le prossime isole(isla…Islam) vuotate.
COMMENTO nel testo del 1991 pag.159/60 dei :
I Destini d’Italia(Clandestini d’Italia ?) Gribaudo Editore.
Potremo nel futuro trovare tutte le spiegazioni più incredibili per fingere di non capire come si stanno evolvendo gli eventi. Gatta ci cova – se sappiamo rileggere la quartina che da venti anni avvisa, soprattutto gli Italiani, ad essere accorti e non farsi “ ammaliare” ingannare, sedurre dal fanatismo PUNICO che semina rappresaglie occulte(terrorismi) e proromperà con sempre nuove rivendicazioni, soffiando sulla cenere che cova da decenni per provocare il Grande Incendio Mediterraneo. E chi altro può farLo da quando all’Orizzonte di Alboran o di Tripolis annuncia da se stessa la minaccia ambigua che ha battuto i suoi proclami senza troppi peli sulla lingua. Ecco cosa si lega al male mare nostrum … Sono Cose non da poco poiché lo scenario ha il Principio e percorso in cui si srotola con quanto anticipa i colpi di scena, da meritare l’attenzione di molti centri e studi strategici che snobbano il Nostro. Siamo così in alto mare nell’elemento proprio dei Pesci navi e lagni e vele, gommoni, barconi e sia incluso il Pesce d’Aprile o The Fool Day e chi se lo scorda ? Focalizzare la natura di tale rischio derivandola da una analisi astrale, sarebbe poca cosa senza fondamento. Sebbene l’irrazionalità intangibile come tra le braccia di Morfeo, così invece ispira perché lo Spirito e la Mente(psiche) umana che pesca – attinge nell’Oceano di Miliardi di Neuroni come fosse un cosmo infinito. Ecco perché la mente umana pesca…ha improvvise intuizioni che non sono da cestinare, ma metter in rete nel fare questa pesca prodigiosa, miracolosa nell’andare a fondo (To Sink in inglese….evoca così: SINKO e questo fonema in altri idiomi ha molti sensi inattesi)se c’è chi ha Fede di andare in fondo alla ricerca research sea del mare e con tanto di Rete amo e Sacco o meglio sotto l’iceberg sotto le onde per scoprire cosa beneath ci sia da decodificare come Mistero o Enigma. Perciò c’è chi allegoricamente submarine si immerge sotto nel fondo per cogliere la conchiglia, il mollusco, coquille. Chi pesca la conchiglia la Coquille trova il tesoro, la perla di grand prezzo, se poi è nera meglio ancora! Anzi getta l’ancora della barca per pescare nel sito fortunato e far bottino. Ma gli Italiani hanno fatto ben poco bottino con la storia della Libia che ora si ritorce dopo quasi un secolo. Anzi dopo millenni se parliamo di nuova inevitabile Guerra Punica !
Perciò bene CONSIDERIAMO l’’esatto istante dell’eclisse ASTRONOMICA e LUNARE nel grado cruciale del 29° che nei transiti è sempre fonte di quel dannatissimo “29” che ogni volta che si presenta nella storia diritto o al rovescio 1929( 29 ottobre del “29)1992(Craxi e svalutazione della Lira)2009 Crisi Globale dell’Economia & 2029 poi …ect. Lo abbiamo scritto che tale AVVENTO “XXIX” dell’AVVENTINOVE comportava la nefasta ricorrenza economica Già come ipotesi confermata così alla coincidenza di queste cifre ! La filosofia e saggezza cinese insegna , basta legge il XXIX(29°)Esagramma dei CHING che sono sommi maestri per ogni NOUMEROLOGYA binomio perfetto di Nome & Numero. Anzitutto la Luna che oscura il Sole è di fatto l’antitesi che ci priva della Luce dell’astro nell’illuminare la nostra parte della sfera terrestre che ha riguardato il Nord Europa e pare dell’Italia del Nord, ove il fenomeno è stato osservato. Curiosità che ha visto molti armati di speciali occhialini o strumenti idonei ad ammirare l’evento. Un Grande Eclat du BOIS Eclisse ( detto alla Francese che colpisce l’Occhio) come fatto astronomico che l’astrofisica bene conosce con tutti gli strumenti idonei per studiare il Sole e la Luna. L’altro lato quello più psicologico e quindi suggestivo è dovuto ai miti ancestrali, arcaici e leggendari e legati alla dottrina siderale dalla notte dei Tempi, dei Caldei, Sumeri e Babilonesi, i primi astronomi che avevano osservato i Sette Cieli o Sette Pianeti erranti e quanto altro autori come Zecharia Sitchin (1920-2010 )hanno teorizzato e tenuto banco con il Dodicesimo (Dodekasteron)Pianeta. E’ proprio su questo Dodicesimo che sta in relazione al Dodicesimo segno dello Zodiaco(dal greco = La cintura della vita “ZOE” dei Viventi Animali. Che è in tedesco Lebende Tiere oltre poi dire Dodicesimo è Zwölfte(XII°)che ha incluso il WOLF – il Lupo e Lupei (in greco afflizione)! Ma quante volte questo logo lo abbiamo spiegato, ora che è l’anno dei Lupi e degli Agnelli finiti in pasto ai Lupi solitari dell’Isis a Tunisis (quel Nord africa o Cartago di Punica memoria). L’era in cui i Lupi solitari gettano il Cappio, tirano la Corda ….Il Tiro alla Fune ? Ovvero quanto evocato come Fune, tra Flutti e Lutti…funerali. Clima di CORDOGLIO , la Corda e Cordeiro(agnello-montone) sino al Tug of the War (celebre canzone)sinché si spezza e scoppia la guerra ! Quando si spezza la Corda del tira molla o meglio dell’indecisione Europea , della ROPE (corda inglese)ovvero dell’EU ROPA divisa per nulla CONCORDE ad affrontare la minaccia dei lupi dell’ISIS…sotto la bandiera nera della Luna o Mezzaluna Islamica che vuole terrorizzare ed oscurare l’Occidente e la terra del Sole , l’Italia cristiana.
Ecco l’allegorica Eclisse che così marca cronologicamente e cronosemanticamente tale ora di questa Primavera. Questo è l’esempio di un calembour che appare ostico se non si riflette sulla somma delle parole e dei suoni che comportano queste maggiori significazioni nominaliste-cronosemantiche, come è così impostata l’Arte di tale Dottrina di intreccio o carrefour degli idiomi, che per alcuni filosofi è giudicata invano, cechi dei gli esiti che invece ha dimostrato sin da Proban (in greco Probatos –Probatobosko – Montone- Pastore di Montoni)Probante invece il Tempo stesso, medesimo questo anno che ha nel segno ( Belier – Ariete lat. Inizio Primavera )e quindi tale sequenza dominata e composta dalla trama che è il Nominalismo. E’ forse questa filosofia persa di vista o c’è una paurosa amnesia davvero inspiegabile di chi non abbia mai letto o assimilato il Grande Platone. C’ è bisogno di altra luce oltre quella della Diana o sveglia sotto la Luna o l’ARTEMIDE dei tempi remoti dea ispiratrice dei conciliabili greci. Ritorniamo ad Helios ovvero il Sole ,al paese del Sole e l’oscurità che cala all’Eclisse, quanto più di Buio o MELAS (n greco)le cui lettere nell’arabo scritto da destra a sinistra si legge SALAM- SELAM che è la PACE per antonomasia è la nota attribuzione data all’ISLAM come la Religione della PACE…. Che come abbiamo scritto facendo un calembour con l’inglese Is Lam – Coincide così nell’Anno del Montone quanto leggiamo : IS Lamb …To Be, l’Essere Agnello !
Qui sta la Verità nuda e cruda che richiede assolutamente distinguere, chi sono gli Agnelli dell’Islam pacifico da quelli che invece sono Lupi travestiti da Agnelli che soffiano per la Guerra , la Strage, gli Eccidi(The Slaugthers).
La LUCE per antonomasia sta a Dio = Allah avversario –antitesi di ogni Mala Tenebra Melas Oscurità di chi opera il Male. E quindi cosa nell’oscurità viene tramato correndo da una all’altra costa contro la Pace del mondo o meglio divampando l’incendio che da tale africano angolo(angol in magiaro = fiammeggiante) divampante conflitto che man mano brucia i Rami (branches) dell’ULIVO !(Zaitun in arabo)







