INTRODUZIONE a NOUMEROLOGY

Perchè mai attribuire ai nomi tanto potere da potare l’uomo a credere di perscrutare l’avvenire, quando simili iscrizioni ci vengono offerta come esempio biblico – di una provvidenziale mano che traccia messaggi imperscrutabili a tutti e che invece  all’opportunità, ecco  apparire chi invece trova la risposta a tanta ansia e paura dell’avvenire ? Come ha fatto Daniele nell’esempio biblico qui narrato(Vedi Cronosemantica).

L’idea di libri misteriosi, scritture indecifrabili o glifi maya(quanto è poi successo)o sanscrite invece possano portare luce sul nostro destino Umano. Oggi ci sono università qualificate per procedere in queste traslazioni, ma di fatto si è perso lo spirito filosofico di chi ha lasciato questo in eredità. Anzi c’è di più come chi ha tradotto i testi cuneiformi e ci ha proposto l’enigma del dodicesimo pianeta e degli Annunaki.  Il tempo  Krono o Giano come si voglia nominarlo Eone dopo l’Eone, secolo dopo secolo da inevitabile maestro come insegnano i saggi, poi cancella davvero tutto, Verità e gli Inganni !-

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Dobbiamo sempre ritornare ai NOMI ed ai NUMERI antichi e attuali neologismi per scoprire quale significazione il linguaggio universale comporta sviscerare logos dopo ,logos. Un grande lavoro che deve partire dalle origini . Come fu per i tempi ancestrali…quelli che sono avvolti dalle nebbie e dai miti. Forse quando l’umanità ha imparato a parlare…e comunicare suono dopo suono costruendo la scala dei suoni e del linguaggio e degli idiomi o di quell’idioma ( che si dice  prima di Babele essere uno solo – universale) e che ha raccontato della prima sfida dell’uomo – dalla terra al cielo.

Venne il giorno che si volle attribuire ad un nome un numero singolare ,quello soprattutto di Dio o di una regale divinità ha avuto origine  dalla più antica civiltà dei caldei o sumeri o chi è progredito nell’antica regione ,ove è stato situato il leggendario Eden ,Pardes , il Paradiso Terrestre. Chi abbia la priorità di aver inventato la scrittura  sconfina nella notte e dall’alba dei tempi, dall’Inizio degli Albori della  civiltà umana. E l’invenzione dei segni, glifi, scritture, simboli è il primo alfabeto inventato e balbettato dall’uomo, comunità che ha formulato la capacità di contare e assegnare a dei segni il valore del numero, uno, due, tre, quattro, cinque e così di seguito con le mani bene contando il numero delle pecore e dei beni e delle merci con le dita della mano infine indicando e semplicemente tracciando tacche  su tavolette d’argilla lisciate allo scopo o altro materiale idoneo allo scopo (pelli, cortecce..)Così più segni si sono trasformati da incisioni gravures sequenze differenti l’una accanto all’altra bene allineate e sommate. Tracciati arricchiti anche dai primi naif simboli che come fumetti primordiali assomigliavano ad animali, oggetti e ogni possibile cosa  potesse all’occhio della mente  evocare le cose accatastate, immagazzinate.  L’ingegno di rappresentare le cose quasi magicamente getta i semi dell’arte magica e religiosa che forgerà le ali all’immaginazione e alla speculazione  astronomica e celeste. La necessità ha aguzzato l’ingegno accorto umano a capacitarsi e fare ordine nei suoi averi e pensieri.        Chi possedeva più averi di logica li inventava e signoreggiava. Possesso e patrimonio e greggi significavano potenza, ricchezza, dominio quanto maggiore erano le cose sotto la propria signoria incluso donne, figli, schiavi, bestiame, terre. E chi meglio si distingueva da tutti gli altri inalberava il suo totem, il suo segno di riconoscimento, e il nome cui era noto a tutta l’altra gente circostante.

E così dalla notte dei tempi NOME e NUMERO…ovvero  NOUMERO  si trasmette oralmente da generazione a generazione (come nell’esempio della Kabbala ebraica)  per mezzo della classe sacerdotale o dai ranghi dei resoconti del monarca da cui  tutto dipendeva e procedeva. Non c’era uomo che non avesse un NOME o che non contasse come NUMERO.E chi sapeva fare la spalla allora votandosi a  imparare questa professione-servizio  apprendeva i segni e le parole e numeri da discepolo dei primi maestri dei Templi ,occupando un rango fondamentale. Grazie agli scribi antichi che  possiamo rileggere gli annali, scritti su pietra o su materiale preservato dopo millenni…la storia remota. E traducendo questi testi che riviviamo le gesta delle stirpi antiche e scopriamo le loro passioni, trame, complotti, congiure, guerre e curiosità, odi, vendette, memorie e reminiscenze sospese nel tempo con tante arcane magie o superstizioni e credenze e i loro esoterismi rituali, che dominavano ogni ora del giorno dal Tempio al Trono del desposta o monarca o faraone di turno. Tutto era scadenzato secondo un ordine rituale, liturgico in cui ore e numeri e nomi di divinità giorno e notte avevano assoluta preminenza. Pregare un Dio, invocare un Dio, supplicare il Dio !

Perché Dio stesso era un valore NUMERICO (ENUMERICAL) e le lettere o segno del suo NOME non si poteva pronunciare  indefessamente. Lettere & Segni concepiti per il loro potere magico di evocare lo stesso Dio, la stessa Potenza. Potere attribuito così alle Lettere da comporre quadrati magici e talismani(TELESMI)  che i fedeli portavano addosso secondo le proprie convinzioni(bibliche)religiose , che concepiscono come un amuleto con il Nome dei Dio, sia scudo, fortuna e salvezza contro il Male, la malattia ed ogni potenza oscura che deprivi l’esistenza). Dalle origini le Lettere & Numeri sono per la loro natura virtuale per nulla immaginari ma SEPHIRE (nella Kabbala) fonti di occulte forze del Bene e del Male.

Cifre-Numeri positivi e Numeri maligni, negativi. Sono questi sensi trasmessi e diventati un patrimonio di varie civiltà che bene attingiamo, non alle favole inventate ai numerologi moderni che  hanno messo tutto nel calderone senza avere imparato a contare (CUNCTA in latino) TUTTO , cominciando dalle LETTERE di ogni proprio nome  abbinate in sequenze binarie alfanumeriche logaritmiche , che svelano  come in un manuale  il percorso anno dopo anno del proprio destino. Qui fornendo esempi inconfutabili. Files dopo files di tale procedere .Sistema che va sotto la dicitura di CRONOSEMANTICA (Logos depositato in USA sin dal 1984- Vedi Key To The FUTURE) .

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KRONOSEMANTICA. I Primordi, (2 lezio)Il Numero secondo Honoré de Balzac

cropped-bisman.jpgL’esempio biblico  è quello dei Tre Verba tracciati da una mano misteriosa sulla parete della sala ove erano  convenuti i potenti alla corte  di Babilonia. All’orizzonte del Regno stavano per avvenire eventi sconvolgenti e tale apparizione della mano oscura che tracciò una scritta  che acuì così il clima di terrore sull’ incombente fatalità che avrebbe coinvolto l’intera Coorte. Nessuno era in grado di leggere il messaggio, salvo il giovane Daniele, già messosi in luce alla Corte e che allora così diventa il protagonista singolare, agli occhi del monarca giunto sull’ultima spiaggia , che dopo tutti i tentativi degli altri sapienti falliti , che ode per bocca di Daniele la decifrazione del senso pieno delle tre parole, che tutti gli altri sapienti di corte non riuscivano a capacitarsi .

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L’ispirazione di Daniele è il primo esempio di esegesi biblica di termini arcaici per chi esegue ogni interpretazione di logos sconosciuti.

Qui nasce la leggenda delle tre fatali parole o sentenze allora  scritte in sumero o altro glifo  o cuneiforme ? Non lo sappiamo, ma il singolare interprete, da navigato esule ebreo, con il suo bagaglio linguistico delle tribù del deserto, da tempo coattamente trapiantato in Babilonia , nota come la grande cattività d’Israele , che il giovane aveva già assimilato le lingue dei molti popoli di questo impero. Gli archeologi ci insegnano come sia esempio di impiego delle parole antiche , queste fonetiche partoriscono significazioni a pioggia che da sibilline sentenze come quelle di Delphos, dovevano essere dispiegate.

La civiltà mesopotamica resta a motivo della scoperta di tante reperti (le tavolette cuneiformi) che attestano il loro modo remoto di memorizzare, registrare sulle tavole  d’argilla con le scritte cuneiformi, ogni evento e magazzino di merci e di scambi commerciali così catalogando eventi militari, religiosi, astronomici, ricorrenze e celebrazioni di ogni sorta… reperti preservati dopo millenni  sino a diventare quel tesauro enciclopedico , il grande bagaglio di dati registrati sino ad includere il mito del Diluvio e dopo esso le capitolazioni e trionfi bellici e nuovi regni . Così conciliamo l’episodio biblico del giovane Daniele che aveva colto al balzo l’occasione perchè avendo maturato una competenza e fama, che senza sforzo riuscì  a primeggiare sino a  svelare la soluzione dell’enigma sinistro, quello che di lì a poco sarebbe divenuto l’evento magistrale e capovolgente da Spada di Damocle per gli astanti ed savi  ammutoliti , incapaci di dare responsi al Re,  quindi impotenti non riuscendo a decifrare la triplice indecifrabile , oscura sentenza, tracciata da chi ? Dal DITO di Dio o da un angelo o un demone ?

 MENES    TEKEL    PHARES

A cosa ricorse il giovane ?  Mai dimenticando l’uso orientale di scrivere dal lato , ovvero bisogna anzitutto leggere nella  direzione che ha Destra alla Sinistra come sé tuttora in auge nelle lingue orientali. La fonetica è la chiave insegnata dalla notte dei tempi biblici,  ed così enfatizzata per il volgo che prediceva :

MENES: Dio ha fatto il Conto del tuo Regno e vi ha posto Fine

TEKEL: Tu sei stato pesato sulla Bilancia e sei stato trovato mancante

PHARES: Il tuo Regno è diviso tra  Medi e Persiani.

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L’Introduzione filosofica

dalle Serate  del Mistero di Portonovo a cura di Franco Copparo e Fabio Filippetti

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Mamma li Turchi – Le minacce contro la Cristianità.

19Ci sono macchie indelebili del passato che oscurano e non si scordano nonostante i secoli . Non c’è  amnesia che possa seppellire le violenze perpetrate contro la gente in balia di eventi bellici e rivoluzionari. Rinnegare da parte di despoti orientali  l’olocausto o il genocidio ebraico ad opera dei nazisti e come negare lo sterminio cristiano dei  popolo armeno  da parte dei nazionalisti turchi nel 1915.Così  oggi a distanza esatta di cento anni tra questi due estremi che hanno nel numero “15” qui il fonema ed INDICE  come gli attribuisce la cabbala popolare del tarocco, il XV : il Diavolo, il Demonio, Satana, Shaytan, Iblis , il Diabolo Categorico (in greco) l’Accusatore = κατήγορος, in questo clima di ACCUSE tra il Papa e le autorità Turche. Ma nei libri di storia bisogna attingere come bisogna essere veneziani per non scordare l’esodo dei cristiani  Armeni rifugiati da tempo in un’isola della Serenissima e quanto nella Marciana biblioteca veneziana siano bene conservati i loro sacri testi e incunaboli, come quelli portati da Bisanzio dal cardinale Basilio Bessarione, prima della caduta di Costantinopoli,  dopo cui avvenne la caduta e la presa da parte del grande Saladino……(1452) e che preservò sfuggendo agli islamici e importando così il patrimonio della cultura araba-greca in una Italia ove il seme partorì di li a breve  la cerchia che porterà all’Accademia Platonica il nostro Rinascimento. In quel Rinascimento – durante cui Leonardo da Vinci comporrà di suo pugno una relazione per alcuni fantastica o immaginaria di un suo viaggio oltre Costantinopoli sino in Arminia terra…un testo in cui Lui va descrivendone i picchi delle montagne e sino all’Ararat ove stava l’Arca sepolta (vedi file su Leonardo) concernete la descrizione o  relazione testimoniale del o dal Diluvio biblico e remoto o quello che LUI bene descrive o immagina avvenire con tanta furia e violenza catastrofica.   E sia incluso pure un grande terremoto, che la storia constata realmente avvenuto in quegli anni (Bagdad)Sono le ipotesi e teorie che hanno parentela con la memoria ferrea o dell’umano cervello ogni Amnesia o  detto alla greca l’OBLIO umano che facilmente tutto smemoratamente perde o cosi perde e cancella Deleted- totally removed…per strada. E’ lo stesso LOGOS usato da Platone Oblio (de)Lete che lava come il fiume infero via i ricordi delle Anime Immorali  e che compone il logo greco ALETHEJA …η αλήθεια – Aledeja che con tale  “άλφα – Alfa privativa equivale a dire senza l’Oblio – senza dimenticare appunto che perdura il RICORDO, la Memoria delle cose nel tempo, che è appunto la REALTA’, la VERITA’ – η Aλήθεια !  Mentre in greco dire ciò che è vero –o chi riconosce la Verità in latino =

2014-06-10_222VErenu(ncs)cio…ovvero -Chi ha -…..

Chi ha credito Donum dei  ,,,ricominciando dal SEICENTO SESCENISESCENTORUM che abbiamo esposto da decenni e che trova realmente collimazione con i tempi che viviamo. 

E che è la lettera greca del  X –  CHI che abbiano già spiegato, l’iniziale di CRISTO ! e anche il segno della STAUROS = la CROCE CRISTIANA !, – Purtroppo la storia viene sempre manipolata e ricorretta e riscritta secondo i giudizi e le testimonianze del proprio punto di vista.  Abbiamo sufficiente esperienza per aver letto e riletto pareri discordi sugli stessi eventi accorsi in queste ultimo secolo passato ,perché’ esistono sempre delle frange di pensatori che distorcono  i fatti sino  a giungere a negare che l’uomo sia o abbia messo i piedi sulla LUNA ( Luglio 1969), cosa che oltretutto oltre gli scenari spaziali del Nostro quella della Luna , è una quartina inconfutabile che vede questo momento immortale in cui l’uomo osserva dalla Luna l’orizzonte sull’ Mondo(la Terra)e che tutto è opera di un solo grande SOPHE Softer- software Cerveau – Cervello(Computer)! E la messa a fuoco a le mani (Allemani= Wernher von Braun!).Previsione anticipata  già anni prima su ARN WALD , una rivista di avanguardia.

E sconfinando con la lingua di Von Braun che in tedesco Erinnerrung – è appunto la MEMORIA , quanto si pone nel sacco –  keepsake – il sapere sachant  sapendo come sapiente ! Ma la fonetica dal greco al latino ci induce a ricordare quanto è della memoria stessa  chi siano le ERRINNI, le dee della discordia civile , dei conflitti  che nella mitologia greca erano le divinità infernali figlie dell’Averno  che punivano i colpevoli dei delitti di sangue  – Nella mitologia romana erano identificate con le Furie e avevano il nome di Palestinae ( da Gli Anni Futuri 1976 pag. 124 nota : “ Le Ire, le furie in greco  Palestinae analogia dea della  Vendetta, Alecton (Alyssa) “ poi a pag.98 : Erasmo da Rotterdam nel suo testo l’Elogio della Follia<Morai> spiega  Vi sono due generi di follia, una che monta dall’Averno, le Furie vendicatrici, ogni volta he suscitano nel petto dei mortali il furore della guerra “.(cap. XXXVIII°) Ma dopo tutte queste stragi = slaugther  avvenute prima e dopo la Milliades o Killiades (Milliyet in turco = nazionalità e ben altro di Millicent – Millecento indizi qui posti) e chi non ricorda i conflitti dei Palestinesi ?Quanti sono i caduti  Maroniti e Armeni il cui conto conferma soltanto che tale Great Slaugther ha così  mattanza marchiato tempi dell’Auge di tanta carneficina razziale quando soffia il furore della guerra… che ha persino reminiscenze da cavallo di troia e di Ilio la sua Chilliades omerica o l’ america Slaugther del World Centre(New Jork) coincisa all’alba del nuovo millennio e preannunciato l’evento del Nagy Zeru o Grande Zero -Ground Zero ! Si è fatto orecchio da mercante. Non è possibile che si perseveri ,errare è umano, perseverare è diabolico , mai come questo anno sotto la caprina demoniaca semantica del qui indice quindici : 1+2+3+4+5= 15 Shu’umcinku! è in hausa PRESAGIO =L’Omen Nomen come insegna il greco tragos( il capro)che al termine di ogni teatrale tragedia veniva sacrificato per l’uso drammatico dell’effetto con il sangue. Da cui eccoci presi dalla suspense di un clima tragico del 2015 che così rivive  realmente grazie alla memoria di quanto appena avvenuto sul teatro del mondo mediterraneo e non solo quanto ancora il furore della  jihad  della Verde Mezzaluna  non solo contro gli Armeni nel passato e cristiani oggi colpiti  e perseguitati in ogni parte del mondo. Perchè mai dovrebbe tacere il Papa? E’ il mondo che deve ammutolire ….per tanto orrore che si perpetra e domani ancor peggio avverrò secondo le quartine prossime che evitiamo di reclamizzare dalla tanta inflazione di facili subdoli interpreti che suonano le trombe dell’Apocalisse. Non sanno i cristiani quello che è scritto nella Rivelazione ? Nell’APOCALISSE che è bene non OBLIARE , da ora in poi…. former La Donna Scarlatta “Kokkina < Cokaina ?>  ovvero “La grande Prostituta di Babilonia  che siede sul dorso del drago rosso, e che tiene in mano la coppa ,la fiala di tutte le abominazioni e colma del sangue dei martiri(kamikaze)…. Chi dunque perseguita la comunità dei credenti ? Da  quanti anni abbiamo spiegato che tale perse- persecuzione orientale contro i cristiani contro ogni sede e chiesa di culto era preannunciata. Non abbiamo scritto e spiegato per puro gioco. Ecco un esempio di vecchia data dalla pagina 133 degli Anni Futuri(1976):  Dalla riflessione della Luna .- dalla Mezza Luna terra Araba, saliranno contro l’Occidente Cristiano, gli avversari del Grande Crescente Islamico, sino alla Città Eterna, come i vaticini quanto mai numerosi avvertono. Dall’Oriente la minaccia verrà a battere sino a Roma, mentre il Gallo canterà , annuncerà un nuovo tradimento come Pietro per primo fece disconoscendo il suo Maestro. E un eletto al seggio, un cardinale francese non sarà riconosciuto, separando la chiesa francese e da queste prime divisioni che la faziosità invece di ridursi crescerà indebolendo la Chiesa che finirà con l’essere “ conculcata dagli Infedeli “. Sono le righe scritte da lungo tempo e che allora dovranno essere bene considerate.

    • Tutto questo in ragione di quelle Sesceni Sestine che tracciano il quadro di tali eventi mondiali dei prossini venti anni !!!
  • Ma quanto fu scritto evidenziava allora già la Minaccia della Mezzaluna(turca) contro il papato… sino al cuore della Città Eterna, quale anteprima dell’attentato conto Giovanni Paolo II°. Ora stiano lavorando ala stesura del prossimo GIUBILEO come abbiamo anticipato e che il Papa Francesco ha confermato, c’è stata la CONFIRMATION della CRESME della Profezia come è nella Sestina(605-696) quindi in careggiata di arrivo.
  • E anche confermato lacrime sangue della ella = ELLADE crisi di Filomena o File degli Omen(PRESAGI)che hanno preannunciato quanto sia alla Penelope Ellenica(GRECIA!) che ha tessuto la tela e che riceve soccorso (La Crisi ora manifesta !).

Scritture del DISASTRO e della Solitudine nel Tempo della fine dell’ARTE. Francesco Correggia

 

co_25_26_27_28_29Abitiamo un mondo che vive in un collasso quotidiano, in un lento e inesorabile arresto del pensiero davanti a crisi improvvise, disastri ambientali, sfide tecnologiche, cambiamenti climatici, fanatismi religiosi che sembrano non avere mai fine. Siamo come esseri che vivono in un’attesa di un evento irreversibile, una catastrofe d’immane portata.  Il terrore ormai fluisce ovunque dalle città alle reti telesatellitari, dalla periferia al centro, dal Medio Oriente all’Europa aggiungendo maggiore sgomento e senso di insicurezza alle nostre già precarie condizioni esistenziali. Ora a essere minacciate sono anche le nostre conquiste democratiche, la tradizione illuminista, l’idea stessa di società civile e la medesima libertà di espressione, baluardo delle democrazie occidentali. L’attesa si fa angoscia verso il futuro che si fa sempre più incerto, insicuro. Ai disastri naturali come terremoti, inondazioni, tsunami e quelli prodotti dall’uomo si aggiungono ora nuove minacce che mettono in pericolo il nostro modo di vivere, la nostra libertà. Che cosa facciamo per riuscire a superare questo senso di disastro infinito? Continuiamo a stare abbarbicati alle nostre sicurezze mentre non ci rendiamo conto di essere davanti ad una svolta critica nella storia del Pianeta, in un momento in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro. A mano a mano che il mondo diventa sempre più interdipendente e fragile, il futuro riserva molti pericoli ma al contempo grandi opportunità. Non bisogna avere paura di cambiare le nostre abitudini tenendo stretto a noi ciò che abbiamo, come se dovessimo partire verso un luogo sconosciuto e occorresse portare con noi tutte le cose, gli oggetti e i prodotti che finora hanno garantito il nostro benessere. Non ci rendiamo conto che per frenare la follia contemporanea occorre modificare qualcosa nel nostro vivere quotidiano, nei comportamenti individuali, nel linguaggio, nella politica e non far finta di niente e sperare sempre nella reazione degli altri.

Il disastro non è solo una parola pronunciata che accompagna la vita di tutti i giorni come possibilità che ci rende muti, che interrompe le abitudini, il desiderio e l’affermazione personale, ma è ciò che ci precede e che anticipa ogni calcolo.  Il disastro non accade nell’evento che fa esplodere le contraddizioni, cambia la storia, impone un passo diverso, costringe a un cambiamento, a una sostituzione bensì s’impossessa di noi lentamente un po’ alla volta azzerando qualsiasi posizione critica e possibilità di un cambiamento di rotta.  Ora i disastri di cui siamo informati che sembrano accadere a distanza attraverso lo schermo televisivo, si sommano con i nostri piccoli disastri quotidiani, formando una specie di rete mentale globale del grande disastro che s’insinua dappertutto, anche nell’amore.  Non ce ne accorgiamo ma questa rete forma una struttura, un’unica dimensione dell’impossibilità e della solitudine in cui siamo incastrati.

co_5_6_7_8_I disastri ormai si riferiscono non solo a quelli provocati dai cambiamenti del clima, o a catastrofi  naturali che inghiottono interi paesaggi sconvolgendone l’ecosistema ma c’è ben altro.  A franare non è solo un intero equilibrio sociale, politico istituzionale ed economico, o la mappa geopolitica della terra ma è la nostra vita, l’esistenza, la bellezza, la ragione. A tutto ciò bisogna aggiungere un’ondata di terrore senza precedenti che ci minaccia da vicino occludendo la nostra vista e mettendo in pericolo un intero sistema di valori condivisi. Al dialogo con cui si pensava di poter risolvere controversie, incomprensioni e differenze religiose si sta sostituendo l’istanza della ferocia, l’eliminazione del nemico, di chi non è d’accordo con noi.

D’altra parte non si deve dimenticare che quel che rende particolarmente urgente, interventi decisi e una presa di coscienza del mondo attuale che di disastri ne ha visti tanti, è anche la portata planetaria, globale senza precedenti della devastazione ambientale causata dai sistemi dominanti di produzione e consumo, il che sta provocando, l’esaurimento delle risorse e una massiccia estinzione di specie viventi. Intere comunità vengono distrutte e d’altra parte, i benefici dello sviluppo non sono equamente distribuiti e il divario tra ricchi e poveri sta crescendo sempre di più. L’ingiustizia, la povertà, l’ignoranza aumentano velocemente. In questo senso ormai il grande disastro si accompagna a una specie di stravolgimento interiore dei soggetti della scena umana e sociale globale. Esso ormai è ovunque, nel depauperamento del paesaggio, nelle istituzioni, nell’economia, nella finanza, nel quotidiano ma anche direi cosa abbastanza inedita, nello spirito, nelle relazioni umane, nell’arte e nella cultura.  Sembra svanito il tempo di un’emergenza metaforica, poetica e scritturale che ci avvia a una nuova dimensione etica, una rigenerazione del pensiero che ricomincia guardando più in là, in una prospettiva mutata, in un rinvenimento ontologico e di ricostruzione del senso delle cose .

co_9_10_11_12E’ l’inevitabile stravolgimento del mondo interiore che costringe l’occidente e gli individui che lo abitano in una specie di shock antropologico rispetto non solo alle tecnologie e all’ambiente naturale ma anche rispetto al pensiero e al pensato e alla stessa sparizione del senso la cui sorte riempie intere pagine di scrittura di molti maître à  penser del nostro tempo, impedendone il sonno e quindi anche la ragione. Ci troviamo in una corrente discendente, in una caduta verticale che provoca un disagio, impotenza, un collasso della condizione umana senza precedenti. In questa condizione è dunque possibile una scrittura dell’emergenza che non solo si fa interprete e testimonianza del mondo in cui viviamo, ma che incominci con lo sguardo, un respiro intorno al nulla che si sta impossessando di noi? Può tale scrittura impedire l’orrore, l’espansione di forme di generalizzazioni, di radicalismi insensati e negativi, di inumanità, di nuovi terrorismi e barbarie religiose?   La scrittura così come anche l’arte appaiono non più mondi fecondi da cui poter ripartire, ma come terre desolate. Le parole non sono più erranti enigmi o scogli di un’urgenza metafisica inderogabile che possono far ripartire un dialogo, una possibilità, un senso planetario del nostro abitare il mondo, ma diventano una materia feroce di scontro, di suggestioni. Una materia disarticolata e terribile, che ha perso ogni supporto, ogni onda di attraversamento o di ricongiunzione non solo con le cose dello spirito ma anche con le cose della realtà. Tutte le parole, comprese quelle dell’arte, sono diventate merce, segni verbali tramutati in onde d’immagini traballanti senza referenza, senza profondità e spente in un oceano nientificante.  La sofferenza del nostro tempo somiglia a un’immagine: Un uomo scarno, la testa reclinata, le spalle curve, senza pensiero, senza sguardo. I nostri sguardi volti verso il suolo.

co_17_18_19_20La Scrittura del disastro, scrive Blanchot, è un infinito intrattenimento sulla catastrofe cui non segue però alcuna redenzione.  Non c’è possibilità di tempo per il disastro, né di un passato, né di un futuro, esso è piuttosto un contretemps.  Si tratta di un genere di scrittura frammentaria che non soggiace al fascino del sistema, e alla telefascinazione; essa è piuttosto una sospensione temporanea, un’esigenza quale possibilità altra di scrittura: lo spazio bianco tra le parole. Questa rottura non è un’istanza né una separazione ma uno strumento che spinge i frammenti al limite e al tempo stesso è ciò che è stato rotto, infranto. È soltanto quando abbandoniamo ogni statuto nella e della scrittura che si profila la scrittura del disastro: Quando tutto è detto, ciò che resta da dire è il disastro. E’ proprio in questo contrattempo che la parola del disastro è una parola d’interruzione che conduce al di là di ogni discorso, di ogni spazio, ma anche di ogni frammento. Il disastro è dalla parte dell’oblio; l’oblio senza memoria, il tirarsi indietro immobile di ciò che non è stato tracciato – l’immemorabile forse; ricordarsi attraverso l’oblio, daccapo il fuori.  Tuttavia dobbiamo dover pensare e dire che la scrittura non può essere soltanto un’intermittenza, uno spazio di interdizione ma deve ristabilire un nesso, un’esposizione profonda con il senso stesso del prendersi cura e del senso stesso delle nostre pratiche di vita. La ricomposizione è insieme un riconoscere e una riconoscenza della storia umana, del suo corpo che è anche il nostro di corpo, un giungere a una dimensione poetica della vita, come luogo delle nostre esperienze. Soprattutto la scrittura, nel tempo dei disastri e del terrore, deve recuperare la sua forza di denuncia, di critica, farsi ingiunzione etica verso universi verbali di nuove significazioni.

Deve esserci una volontà e una ragione  che ristabiliscano un equilibrio, un rapporto, un progetto culturale,  un’intesa sociale e religiosa contro ogni forma di intolleranza  e di  estremismo fanatico che devasta i corpi , li decapita,….negando loro l’ultima traccia del volto e ogni interezza con l’essere che non è più.

Corpo, volto  parola e scrittura sono la sostanza dell’essere e del suo rapporto con il tutto, cioè dell’essere nel tutto. La scrittura è proprio segnata dalla presenza del volto dell’altro, se si spezza questa unitarietà, si distrugge il mondo stesso e qualsiasi parola umana che ha nella memoria la sua essenza originaria.  E’ solo nello spazio bianco lasciato dalla parola che la scrittura diventa feconda e prende corpo come carne del senso.  Sono le parole dei poeti degli artisti il loro linguaggio che rigenerano l’abitabilità del mondo, a portarci nel tutto, a farci superare il guado, ricomporre i frammenti, trasformare il disastro in opportunità, in un rinvenimento del senso di comunanza, di appartenenza.

Noi siamo, allo stesso tempo, cittadini di nazioni diverse e di un unico mondo che ci rinnova. Anche se a impedire una rigenerazione del senso che, dalla frammentarietà porta a un passaggio, sono proprio le parole che non è possibile riattaccare a quel nulla che si deve conoscere tuttavia è da questo limine, laddove non c’è posto neanche per introdurre una domanda che il disastro parla in noi fosse anche per oblio o per silenzio. Interrompere il flusso del linguaggio con il corpo significa proprio devastare l’essere, uccidere quella parola che nasce dal silenzio e vi si fonda.   Ciò non vuol dire ridurre il nostro intervento e chiudersi in un non agire, al contrario bisogna non farsi intimidire, ribattere colpo su colpo al fanatismo estremo con la parola, la satira, il gesto, la presenza ovunque e in ogni luogo senza perdere di vista l’incontro e il dialogo con chi, anche se da prospettive diverse dalle nostre è per la pace, la cultura, il mondo, la vita.  In questa dimensione del disastro permanente non c’è alcun rito, religione o ricetta che possano salvarci, se non la comprensione di ciò che sta accadendo. La trasformazione che dobbiamo attuare per impedire che il grande disastro sia irreversibile può solo partire da una logica nuova, da una conoscenza autentica e rispettosa del pianeta, dal riconoscimento delle identità culturali ma anche delle differenze e dal senso di una responsabilità universale a cui siamo destinati. Dobbiamo in virtù di una riflessione vera del nostro abitare il mondo saper anche rinunciare alle cose inutili che non possono accompagnarci in questo viaggio, dall’iperproduzione allo sfruttamento del territorio, dalla moda alla spettacolarizzazione della cultura, dai guadagni veloci a una finanza selvaggia, in breve di tutto ciò che provoca altro sfruttamento, altra povertà.

E’ proprio questo cambiamento delle nostre abitudini a essere particolarmente difficile e doloroso; solo quando tutto si è oscurato, regna l’illuminazione senza luce che certe parole annunciano.  Finora abbiamo avuto a che fare con le immagini del disastro e non con il suo vero sopraggiungere, non con le parole che illuminano la storia e ci fanno capire realmente dove stiamo. Continuiamo a concepire il disastro come uno spettacolo televisivo che appare dalle luci degli schermi e non come ciò che ci leva la terra dai piedi, che all’improvviso può spazzare le nostre vite. Il problema consiste nel fatto che le parole che oggi sono usate dai media ci abituano a pensare che tutto sia abbastanza distante, perfino gli atti più indescrivibili, più violenti, le catastrofi, i naufragi, la morte e che dunque non dobbiamo preoccuparcene. E’ cosa di altri e non nostra, non ci riguarda. Le parole che dovrebbero nominare le cose le allontanano trascinandoci in un torpore, in un devastante cortocircuito finché poi le cose non si rivoltano contro di noi per davvero, tanto da esserne implicati. E’ allora che ci stupiamo e ci domandiamo del perché sia toccato proprio a noi piuttosto che agli altri.   Purtroppo a prevalere sono le forme di egoismo, d’ipocrisia, di chiusura mentale, d’impotenza, queste sì devastanti per il procedere umano, per lo stesso sentimento di amore, e per qualsiasi scrittura compresa quella del disastro. Bisogna dunque reimparare a pensare avendo in mente ciò che la storia ci ha insegnato; perseverare nella ragione, vivere con amore e parsimonia, pur comportandoci in maniera ferma e decisa rispetto ad atti insensati d’intolleranza e negazione delle libertà individuali e di attacco alla convivenza democratica. Prima che il disastro si espanda in una dimensione incontrollata e catastrofica, bisogna scrivere per difetto, usare gli errori e soprattutto scrivere nella proibizione di leggere, scrivere per rifiuto, obbligarsi alla vita, rispondere con forza a chi spara all’impazzata su civili inermi nel nome di un estremismo religioso che non ha ragione di esistere e che non ha niente a che fare con la vera religione dell’Islam ma solo con la barbarie.

co_21_22_23_24Da ora – soprattutto bisogna reimparare a pensare sulle cose del mondo con sguardo interrogante,  con gioia e umiltà. Ancora una volta si tratta di riavvicinare il corpo alla scrittura, a quella lingua  che può essere condivisa da altri e oggetto come tale di uso comune. Le scritture del disastro possono diventare da questo punto di vista il terreno fecondo  della espropriazione e riappropriazione del soggetto, ma anche dell’uso dei corpi verso un’alterità possibile. Prima di doverci accorgere quando ormai è troppo tardi, che le nostre libertà si sono ridotte, che tutto è perduto e non possiamo porvi rimedio, devono essere le parole, le matite, le forme di espressione visive e verbali a diventare la nostra ossatura, l’abito mentale, il corpo e l’armatura che ci consentono di attraversare l’oscurità e di vivere senza paure e in pace. E dell’arte che cosa ne è, rimane muta o è ancora quell’ultimo baluardo di possibilità, di bellezza e sensibilità, apertura di senso che non può essere represso? Ne riparleremo nella seconda parte.  Francesco Correggia