Quando c’è in Campo la Compagnia di master ricercatori e matefisici filosofi che senza strombazzare, operano silenti e scrupolosi e portano a galla marinarescamente, come cibernauti o palombari alcune perle ovvero nozioni disseminate nei codici vinciani, ma questo solo dopo tanta attenta e non facile analisi della Mole che occorre vagliare. Quindi un grazie a chi ha inviato l’imbeccata( Franco Copparo- Osimo Ancona).
Le vicende dell’Isola del Giglio – leggi in greco – come tale logo lo abbiamo già comparato κρίνος sta pure alla radice di Giudizio e bene qui giudicando = κρίνοντας come chi spacca il Crine-capello in due, appunto esamina ogni parola e cosa scritta, beneath = bene sotto– a fondo indaga le cose. Metodo consigliato a riflettere lettre dopo lettere.
Oggi è semplice veder in campo la tecnologia navale con tutti i suoi prodigiosi macchinari capaci di fare operazioni di carico e di scarico nei porti, ma questo non senza ammirare l’imponenza degli scafi e delle navi crociera come quella della Costa Crociere, che per una performance del Capitano Schettino ai limiti della navigazione, sfiorando i fondali e le rocce dell’isole del Giglio , ha causato la ben nota Tragedia. Il Tempo non ha ancora stesso il suo velo funerario o funi d’acciaio a recupero oggi costosissimo per l’erario pubblico e privato(Protezione Civile) La grande Orchestrazione in atto vista in diretta televisiva con la grande equipe di periti che hanno lasciato i lembi dell’isola della Toscana , sito dell’evento di tanta tecnologia che ha richiamato ,le folle , ma come un iceberg dal passato ha riproposto il genio Leonardo, che aveva già per conto suo , messo sulle sue carte, i disegni e più sorprendentemente concepito il singolare trattato, di cui abbiamo notizia . Lui che in campo navale ha davvero spaziato dalla carena delle navi, ai ponti sospesi sul mare , alle gru per caricare sui moli grandi pesi –volumi , ai palombari di memoria greca ai sottomarini, ect. Ma non tutto quanto è nei suoi schizzi o maelstrom di ispirazioni disseminate nei suoi fogli , sono poi infine giunte a noi, purtroppo alcuni dei suoi i taccuini sono scomparsi. Ma dal Codice Atlantico a quello di Madrid(ultimo ritrovato) vengono così ,a galla ben 18 elementi macchinali che dovevano essere il completamento o sommario del manoscritto di Madrid. In questi c’è appunto l’idea che pompando aria in corpi chiamati cassoni pneumatici, che accostati saldamente alle navi, avrebbero fatto galleggiare i basti menti colati a picco, Questa idea fu utilizzata dagli Olandesi – popolo marinaro) nello Zuider Zee(mare) e l’invenzione attribuita più tardi in Amsterdam (1688) poi anche gli inglesi svilupparono tale tecnica con sacche gonfiate- migliore versione è quella tutt’oggi praticata, molto più affine al progetto vinciano, sino all’idea bene illustrata dal nostro Leonardo di scarpe galleggianti per camminare sulle acque. Quindi dobbiamo rifletter su quanto fu scritto e concepito dal Da Vinci se un suo lavoro così concepito i divisi o in quattro Libri p volumi in cui espone la sua teoria dei moti macchinali., dove è finito questo studio ? Sebbene dobbiamo sospettare ambigui saccheggi restano queste righe :
Leonardo dice : “ Creato che sia lo strumento(apparecchio- congegno), alla necessità della sua operazione dimando la forma delle sue membra(strutture) le quale sono d’infinità figure , ma pure tutte sien sottoposte a queste regole de’ 4 volumi (composte) “
L’inarrestabile capacità immaginativa di ideare congegni trova più seguito anche in riferimento a scavi per canali( 1502 all’epoca di Cesare Borgia):
“ Se fai con carri, essi non possono dare in una medesima altezza più corta via che per obliquità mezzana, la quale a ogni corpo si rende la metà della sua gravità naturale, come provai nella quintadecima conclusione del quarto libro delli ELEMENTI MACCHINALI da Me composto”!!!!
Perciò inconfutabile è l’affermazione di Leonardo di quanto abbia dedicato alla stesura di tali testi meccanici sia per Potentia e Resistenzia . Ma dobbiamo considerare perduto questo trattato ?. Che sono andati davvero perduti questi quattro libri ? Quindi il metodo di recupero di navi o mezzi affondati , mediante cassoni pieni d’aria assicurati ai mezzi da portare a galla detta bene cosa si intendeva, concepiva per cassoni penumatici. O rotondo ponte pieno di aria come è descritto in altra riga o poetica espressione lungimirante del Ponte la Guardia ! Ci sono idee che forse erano già in uso o soluzioni viste all’opera , d’altronde l’idea dei sottomarini o palombari era questa, già in auge se si da credito alla leggendaria immersione dello stesso Alessandro Magno che è magnificata persino in templi cristiani o addirittura nello stesso CORANO. Perché il mondo e la cultura araba e così tutti i testi scientifici giunti dall’Oriente arabi e greci, di cui si è fatta grande incetta nel Rinascimento , alludono a quanto di scienza e prescienza ci sia giunta dall’Oriente. LaLuce viene dall’Oriente, è il motto papale papale che la tradizione tramanda. E d’altronde lo stesso Leonardo ha lasciare un vuoto misterioso sulla sua giovinezza ,allora nella Firenze mercatale dell’epoca , i carrefour commerciali e culturali avevao0 in primo piano l’acquisto e lo scambio di merci , soprattutto tutto ciò che proveniva dal mondo greco e arabo era incettato dai grandi Principi che hanno alimentato, sostenuto e nutrito la cultura fiorente durante ed oltre il Rinascimento ed i loro artefici, artisti, scrittori, poeti, musicisti, pittori, architetti, ingegneri e loro discepoli. Ed in quel tempo come ha vissuto Leonardo in erba le sue peripezie e fughe e perché mai oltre che immaginazioni, come quelle descritte bene in altri FILES (Vedi BIOGRAFIA Leonardo sul sito) sulla sua giovinezza, abbiamo appurato come sconfinano idee e suggestioni sino all’EST. All’Oriente ed all’Armenia(Arminia)con il mito del Diluvio e dell’Arca di Noè’. Solo suggestioni o miraggi ? O invece segrete lungimiranti fughe e viaggi marinari, che così si spiega il suo spontaneo facile empirismo o sapere marino, costiero dei tanti mezzi navali ? Come quanto viene a galla , benissimo come quella del recupero della Concordia così morta e finita nel grembo di carenaggio dove era nata. Ma i progetti vinciani sula navigazione attendono che altri studiosi meticolosi trovino altre perle tra le valve dei suoi scritti sinistrorsi – macini per cui celava le sue idee rivoluzionarie, sempre circondato da abili spie che cercavano di imitarlo. Allora al bisogno richiede il virtuale “sapersi tuffare nei fondali” del suo calamo e pagine su pagine, fogli su fogli per dischiudere i suoi ghirigori e disserrare grafiche e disegni e progetti dalle valve dei suoi schicchi geologici sepolti e ritrovare la perla nera, elementi rari e preziosi spunti, indizi , imparando da come facevano gli Urinatoris- Palombari latin o greci che scendevano in fondo ossia “sotto le acque”: sotto sempre più’ sotto perchè il TESORO o TESAURO CODICE è sempre ben sepolto, altrimenti che discoperta sarebbe ?
1452 – Anno in cui l’ultimo papa umanista Nicolò V incoronava l’ultimo rappresentante imperiale della tradizione romana, sotto i cieli della Toscana, il 15 aprile alle ore tre di notte nasceva a Vinci paesino prossimo a Firenze il figlio naturale del notaio Ser Piero, di Antonio da Vinci e di Caterina in Vinci, una contadina. Il padre andava poi sposo a d ‘Albiera di Giovanni Amadori, di 16 anni. Ipotizziamo quindi questo essere il suo tempo, gli anni della Pubertà e dell’Infanzia di un bimbo immerso ed avvolto nella piena natura, di quel paese toscano, che gli è stata grandemente maestra da sollecitare tutte le sue intraprendenze e curiosità innate nel dare slancio creativo e da fargli metter le Ali e lo slancio dell’acume pungente d’arietino che si manifesta con tale indole quale noto archetipo dei nati appunto sotto questa stella che è d’essere guidati da Marte, la rossa sfera del ferro e delle armi, ordigni idonei per ogni sfida o ariete antico noto apparecchio-macchinario messo in campo ad ogni battaglia . Ma se ciò così marziale e incline poi alla sfera o ruota altisonante della Tecnologia che sposa di fatto l’arte più eclettica di autodidatta anche se ciò sarà la meccanica che ora ancora prematura , enigma non senza una ispirazione maestra? O invece ci fu una guida affettiva, quello zio che di certo lo alimentò e incoraggiò, osservando la sua indole e l’abile vergine mano realizzare e comporre cose fedeli alla incoraggiò, sotto questa luce per quanto il suo occhio, così magnificamente vedeva e memorizzava nel disegno d’autodidatta. Il fattore prioritario che distingue e avvolge con un altro mistero da chi abbia preso esempio o imparato da essere precocissimo di fatto designer, che raccoglie, fotografa solerte ogni dettaglio, perché attentissimo alla Maestà della Natura della sua circostante familiare, selva e rive e sorgenti della campagna toscana , soprattutto capace di rendere di fatto quanto mai perfettamente fedele al vero. Dato singolare della sua osservazione,che nuda e cruda , della realtà diretta, che poi arriverà a svelare con i suoi studi futuri ottici , vari scritti in merito e quei disegni , da secoli bene anticiparono la camera oscura e lo stesso cannocchiale . Sono anche i Disegni inconfutabili della sua maturità scientifica quando fu poi a Roma e che solo dopo secoli , meglio scopriremo aperti a queste nostre comuni strumentazioni, cose diaboliche o infrenali magie per gli occhi del suo tempo , quel patrimonio svelato solo dopo secoli e che illustrerà la gamma di macchine straordinarie e ciò che il suo occhio lungimirante metterà a fuoco e concerterà indagini sulle stessi Lenti e come procedere alla fabbricazione e lucidatura delle lenti e quindi esplorando quel campo dell’Ottica(l’Ossea – Osservazione e copia della realtà). che i suoi compagni d’arte, non hanno mancato di specificare e testimoniare le applicazioni sino all’Astronomia (il Fanti)anch’essa cara all’indagini siderali del Vinci. Incredibili sono le strumentazioni, progettate che da secoli si vogliono imitare e decifrare ,sino a sconfinare tale fecondità di disegni e macchina e o meglio apparecchi a cose diaboliche o infernali magie per gli occhi del suo tempo , quel patrimonio svelato solo dopo secoli e che illustrerà la gamma di macchine straordinarie e ciò che il suo occhio lungimirante metterà a fuoco e concerterà indagini sulle stessi Lenti e come procedere alla fabbricazione e lucidatura delle lenti e quindi esplorando quel campo dell’Ottica(l’Ossea – Osservazione e copia della realtà). che i suoi compagni d’arte, non hanno mancato di specificare e testimoniare le applicazioni sino all’Astronomia (il Fanti)anch’essa cara all’indagini siderali del Vinci.
1466 – E’ l’età giusta del quattordicenne che compiuti gli studi dell’Abaco alla Matematica essenziale così seguito dagli Zii o da ospiti autorevoli , che lo hanno incoraggiato e nutrito di nuove fonti di studio. Leggendaria è la sua realizzazione della rotella o scudo the crest in rilievo e forme e colori, da apparire allora in tutta la sua orrenda mostruosità plastica(vedi illustrazione )primo esempio del suo dilettarsi e configurare con più corpi, creature reali e composizioni fantastiche , a tal punto da stupire grazie agli effetti e studiati giochi di luce , quelli così ingannevoli ala vista da sorprendere e spaventare l’osservatore, come alla vista di un essere fantastico o scatenare tale maraviglia zoologica. Ingegno che si manifesterà in futuro quando si dedicherà alle scenografie nella futura corte di Milano. Sarà il Padre sorpreso dalla sua prolificità a disegnare, plasmare forme di creta così perfette e realistiche, che lo porterà il Padre Notaio segretamente orgoglioso del rampollo , in città a Firenze presentandolo alla scuola d’Arte più nota di allora e che lo sottoporrà al giudizio del suo amico il Maestro Andra del Verrocchio , nella sua famosa bottega d’arte fiorentina culla di pittori, apprendisti scultori ed orafi e fonditori. La risposta sarà invece sorprendente per quanto sottoposto all’occhio del maestro, che riconosce subito nei disegni di Leonardo un indiscutibile talento per l’Arte per cui entra al volo , nella sua officina ad iniziare l’apprendistato in uso allora sia attorniato da altri giovanissimi talenti con cui condividerà esperienze e traversie ,tutti nomi che porteranno prestigi alla storia dell’arte.
1468 – Anno in cui il maestro Verrocchio dipinse il Battesimo di Cristo, su ordine dei frati del convento di San Salvi. A Leonardo il Verrocchio gli affida di dipingere uno degli Angioli. Quello di sinistra come riferisce Francesco Albertini nel suo Memoriale(1510). Questa mano dell’allievo porta in evidenza la sua perfezione e virtù pittorica. Risalta così l’uso sapientissimo delle ombre e luci, le forme del panneggio che annunciano la sua singolare tecnica innovativa , che splenderà nelle opere migliori come inequivocabile firma. Curiosità e quindi nuova ammirazione per questa tecnica, in cui lo splendore dei colori appare insolita e che ci ricorda che la pittura ad olio venne portata a Firenze dal fiammingo Ruggero Van der Weyden, che aveva sostato a Firenze, prima di andare nel 1450 a Roma per il Giubileo. La tecnica del lucente fluido oleo pittorico dovuto al fiammingo che lo aveva poi rivelato ad Antonello da Messina “ Coloribus oleo miscendis splendorem et perpetuitatem primus italicae picturae contulit “ dice l’epigrafe tombale , e che Leonardo ne ha tratto nelle sue investigazioni preziosi vantaggi nelle sue ostinate sperimentazioni purtroppo non tutte sopravvissute. Alcune opere del primo periodo ora scomparse, come il cartone d’arazzo della Tentazione di Adamo ed Eva o del Paradiso per il Re del Portogallo e quello della Medusa che era in possesso del Duca Cosimo.
L’attuale Medusa negli Uffizi è solo una copia di quell’orribile opera vinciana. La testa mozzata , la bocca aperta da cui esce un mortale fumoso alito ,il groviglio dei serpi che fa da capigliatura attorcente furioso impianto d’animali immondi . L’Occhio spasmodicamente sbarrato…induce stupore raggelante che si anima con il potere dell’ossessione che fa presa da incubo orrido e letale in chiunque sia suggestionabile dell’Humor nero del brivido e dall’orrore affascinatore che suscitano simili icone dell’orrido.
1472 – Il giovane artista entra a far parte della compagnia o meglio allora denominata Corporazione fiorentina dei pittori di San Luca. Da questo momento inizia la sua singolare indipendenza economica e professionale avventura ,ma sono gli anni anche di un autonomia e forse proprio allora avvengono quei misteriosi per i suoi viaggi, sconfinamenti e vagabondaggi e sue singolari esplorazioni e investigazioni. Si racconta che dedica così giornate intere a vagare per le vie della città e compagne per cogliere ispirazione e riprodurre un vasto numero di disegni, paesaggi ed ogni tratto che esca dal normale fisionomico su cui si soffermerà che fisserà sulla carta l’inizio della sua raccolta o personale archivio. Disegni purtroppo andati smarriti, salvo quello famoso della vallata sull’Arno.
1473 – Veduta di paesaggio sulla vallata dell’Arno. Il disegno è datato e si trova alla Galleria degli Uffizi a Firenze. Nell’annotazione Leonardo fa uso della mano sinistra. Che è il suo singolare modo di scrivere. Un sistema di scrittura speculare da destra a sinistra, perché macino o anomalia fisica ,oltre che dalla vista acutissima , essere così ideatore di un bizzarria segreta per non permettere una facile la lettura dei suoi arcani contenuti ,anche a imitazione d’una sua scoperta legata a manoscritti arabi-orientali ?.
Come poteva un fiorentino con tanto di sede ed ambasciata della Mezzaluna, ignorare i traffici con il fascinoso Oriente ? E che non pecca questa ipotesi o fantastico sospetto d’influenze di menti straniere perché troppe cose ci sono per altri suoi codici e note a margine che ci dimostra di essere allora bene informato. La sua padronanza perfetta della mano sinistra(Aristea in greco) a disegnare che stupirà i suoi contemporanei, e che quando sarà a Milano, l’abate Pacioli decanterà nella comune dedizione dell’arte e della scienza delle lettere : Quella ineffabile senistra mani a tutte le virtù matematiche accomodatissima- scriversi sempre ala rovescia o mancina che non si posson leggere se non con lo specchio, ovvero guardando la carta dal suo rovescio contro la luce, come so s’intendi senz’altro dica e fa il nostro Leonardo da Vinci . Poi seguono opere e interessi di altra natura documentati proprio lungo questo periodo, le due Annunciazioni. Non si esclude che siano mano dei suoi compagni come Lorenzo Credi (Louvre). L’altra opera alla Galleria degli Uffizi , ricalca i fregi del Verrocchio per la tomba dei Medici. La Vergine che regge il leggio. L’angelo che porge il Giglio…da allegoria o cosa altro ? Le vesti e pieghe del panneggio balenano di sapienti luci. E particolari del Giglio, dimostrano l’ulteriore maestria floreale del maestro. Il simbolo della purezza verginale , che nasconde significazioni care da sommarsi a tutte le altre sue Opere successive , che glorificano sempre accuratamente la flora e fauna (Ginevra/ Ginepro, Galla – Gallerani –Ermellino ecc. d’altre opere) Il Giglio- Lilio o Lys (francese) in greco, il Leone …Lion ! Ma anche simbolo di Firenze Leonardo .
(inserire l’immagine dell’Angelo e Vergine) .
1476 – Nel mese di aprile un evento macchinato subdolamente si rivela con la Lettera anonima ,imbucata nel Tamburo di Palazzo Vecchio. L’accusa e che Leonardo frequenta omosessuali come l’apprendista Jacopo Salterelli, di 17 anni, già noto nell’ambiente fiorentino per queste sue inclinazioni. Leonardo e allora con la sua compagnia è coinvolto. L’accusa reiterata però cade in mancanza di prove. Nelle sue memorie questo arresto e i giorni in prigione lasceranno un tristissimo segno indelebile e ogni futuro interesse e analisi e riferimento all’eros, all’atto sessuale apparirà considerato così menomato della bellezza e della passione , ma visto solo dal punto di vista scientifico che poi nelle sue anatomie realizzerà sorprendenti tavole e parti anatomiche di grande effetto e dettaglio nel cogliere al volo la realtà, bella o brutta che fosse. Tutto comprova la sua abilità ad analizzare le cose dal di dentro e fuori anatomicamente ,poi giungendo a formulare o meglio idealizzare quell’immagine universale nota – dell’Uomo secondo un nuovo Canone Aureo. Delle cui cifre enumerali ancora si può individuare quale relazione esista tra il raggio e il diametro del cerchio perfetto entro è posto l’Uomo e il famoso PHI greco, e l’AUREO, sino a PHItagora. L’immagine che ha preso il Volo o meglio il sopravvento, custodita nella città del Leone Alato! Immagine appunto a cui abbiamo dato le Ali dell’Angelo per l’Elevazione – Ipsoma(in greco)da Pentagramma o Quintessenza delle Sfere scala di Archetipi e Gamma di Enunciati Futuri che hanno l’acrostico di MORTE . Tempo per riflettere cosa dal 1980, è stato scritto.
1477 – Ci informa il Vasari che all’epoca Leonardo si dedicava a fare il modellatore e scultore nel suo perfezionamento e raccoglimento se modellava teste in creta di fanciulle che ridono e di bimbi, da superare il più scaltrito statuario- Lomazzo afferma di possedere una Testa di Gesù Fanciullo(in terra cotta) ed un cavallo in rilievo in plastica poi posseduto da Pompeo Leoni., che ne è data notizia dal Lomazzo nel suo trattato dell’Arte della Pittura, a comprova come viene detto pure nel Trattato della Pittura di Leonardo che bene ricorda artisti come Luca della Robbia ed l’ispirazione dal Verrocchio.
1478 – 24 Aprile matura il sacrilego complotto contro i Medici ad opera dei congiuratori(I Pazzi)in Santa Maria del Fiore. Lorenzo scampa miracolosamente rifugiandosi nella sagrestia. Leonardo era forse presente alla tragica uccisione del giovane Giuliano. IL Verrocchio aveva appena portato a termine i due busti di terracotta dei due Medici. I congiurati e malfattori arrestati subirono subito la punizione e immediatamente giustiziati. E le immagini degli assassini vennero esposte sui muri di Palazzo Vecchio. Usanza di allora , raccontano le cronache. Da Costantinopoli l’ultimo contumace, fu prontamente dal Gran Turco, amico dei Medici riconsegnò quel tale Bernardo Bandino Baroncelli e quindi impiccato il 29 dicembre 1479. Leonardo con grande perizia lo ritrae in un suo foglio, con il corpo pendolante dalla loggia, il nero cadavere impiccato con tutti dettagli del vestiario, stoffa e colore. Il pittore di angeli e madonne, maestro dell’ineffabile segreti dell’anima passa così al tragico ed alla vivisezione dei cadaveri, quella stessa mano mancina e sinistra affonda non i pennelli ma i bisturi su corpi di animali e umani …nell’avidità di vedere realisticamente ed affinando la sua indagine e le impellenti sue curiosità scientifiche se porta alla luce i più razionali e fedeli tratti che bene compongono le sue eloquenti immagini.
1476-1480 – Tempo della Madonna con il Garofano. La Vergine seduta tra due bifore mentre regge tra le lunghe dita un garofano, che il Bimbo ignudo cerca di afferrare con entrambi le mani. Nello sfondo il solito paesaggio con una vista, un panorama che a distanza mostra una catena aguzza e le montagne intrise di vago chiarore. Vette non frutto dell’immaginazione , piuttosto di vividi ricordi che Leonardo ha delle sue arrampicate ( 1490) montane escursioni, che poi farà nel Nord Italia(Gallia Cisalpina, Castello di Masino )sino sul Momboso (il Monte Rosa Valle d’Aosta )con autorevoli compagni come il veneziano cardinale letterato Pietro Bembo e che narra nei suoi scritti, sul Mongibello(Etna.) Questi excursus o viaggi sono ancora sono avvolti o le descrizioni andate perse, preziosi appunti, come di altre sue avventure e viaggi navali.
1478 – Tempo di Madonne come quella Madonna del Gatto , secondo le stesse annotazioni di Leonardo “ incomincia le due Vergini Marie…” non esclusi altri smarriti numerosi disegni. Sono studi e schizzi particolari oggi al British Museum di Londra. Esiste l’abbozzo invece agli Uffizi di Firenze ed al Louvre. I critici vanno a nozze con i loro ridondanti giudizi che fanno rima con gli Uffizi. Ma se questi quadri siano stati realizzati, rimane un mistero. Nel XX secolo si è ritrovata l’altra madonna, la perduta Madonna di Benois, che dimorato all’est (Pietroburgo ) per poi ritornare stabilmente in Francia. Altra Madonna del periodo è la Madonna della Caraffa. Intense produzioni femminili che alcuni vedono quale nostalgia per la madre (Caterina). Che viene descritta dal Vasari che l’ha ammirata per la bravura degli effetti “ fra le altre cose che v’erano fatte, Leonardo contraffece una caraffa piena d’acqua con alcuni fiori dentro, dove oltre la maraviglia della vivezza, aveva imitata la rugiada dell’acqua sopra, sì ch’ella pareva più viva che la vivezza “ ma di questa tela si è perduta ogni traccia. Capolavori che quindi sfuggono al giudizio dei posteri, che lasciano un vuoto che forse bisogna colmare anche con un ardito volo di Pindaro. E questo excursus è possibile solo rileggendo i fogli che Leonardo ci ha lasciato incompiuti ,tale era la sua incostante abitudine…che ci costringe a scavare su una sua fuga o viaggio che si preferisce lasciare tra le braccia di Morfeo. Secondo la menzione che nulla è impossibile, detta da Leonardo, ecco la teoria dell’impossibile che porta una luce, la luce che viene dall’Oriente come insegna il mito.
Tra tanti eventi che oscurano le vicissitudini leonardesche come l ’opera di San Girolamo con il Leone, l’uomo solo nel deserto, allegoria e noto modello di molti pittori contemporanei (Durer),anch’essa rimasta incompiuta . E sia altro ordine, grazie a suo padre destinata all’altare della cappella San Bernardo nel Palazzo Vecchio, sede del Governo. Il Maestro fa un primo abbozzo del quadro che poi non termina nonostante il buon anticipo. Enigmi di una vita costellata da troppi interessi a discapito della Pittura stessa se almeno quasi a pareggiare con i fiamminghi in auge invece dipinge per Bernardo Bembo, il ritratto di Ginevra de’ Benci.
1481 – Sempre grazie a suo padre che Leonardo a marzo accetta l’ordine di una Pala d’altare di grande formato ,soggetto un’Adorazione per San Donato in Scopeto, chiesa-convento alle porte di Firenze , risulterà opera incompiuta come quella di San Girolamo. Nessuno storicamente ha capito o spiegato queste interruzioni o cosa ha cambiato l’ago della bussola per altre esplorazioni indifferente ai compensi ed alle richieste coatte, che ha sempre snobbato. Ostinato verso una ricerca e fisso ala luce di una stella che pure in un suo disegno composto mentre si irradia dalla stessa bussola. Ulteriore impulso da navigatore che vuole esplorare gli oceani mentre altri italiani Magellano e Colombo incarneranno il Navigatore alla scoperta del nuovo mondo, per allargare il campo delle cognizioni e delle umane esperienze. Di fatto un Indiana Jones che mal si adattava alla città di Firenze che presto lascerà non senza rimpianti, proprio come Lui stesso pensieroso e rammaricato scrive su questi ultimi anni fiorentini malevoli ed astiosi : Quando l’uomo vi ha imparato tanto che basti volendo far altro che vivere come gli animali giorno per giorno ,desiderando farsi ricco, bisogna partirsi di quivi e vendere fuora la bontà delle opere sue…perché Firenze fa degli artefici suoi quel che il tempo delle sue cose, che fatte le disfà, e se le consuma a poco a poco…- Allora bisogna evadere da questa città. E così colse al volo l’occasione per Milano.
Ma prima di questa salita al Nord e aver fatto i bagagli per la corte degli Sforza con un manipolo di suoi compagni e factotum ,c’è posto per la leggenda dell’Oriente , la magia delle terre della Mezzaluna Turca ,la Porta Sublime , e un progetto per un Ponte sul Bosforo ed altre incursioni mirabilmente descritte lungo le regioni siro-caucasiche- ed Armenia. Una pagina della vita di Leonardo così straordinaria da essere coperta dal velo dell’inverosimile ,quasi a evitare di aggiungere altro fascino e suggestione alle tante cose da Lui descritte da relegarle nella dimensione di Morfeo, come un sogno ricchissimo di particolari che porta a galla persino il mistero dell’Arca di Noè e la grande descrizione del Diluvio. Ma per non fare torto alle carte di Leonardo ed a quelle del Fanti la storia ,questa storia considerata immaginaria da alcuni ,vera per altri , che vede Leonardo salpare verso l’Oriente, via nave e quindi far tesoro di molte nozioni marinare e navigli da lui disegnati e sia l’apprendere usi e costumi arabi e le geografie da Cipro sino all’Arminia, quella Armenia, terra dell’arca sepolta in cima al monte. Nulla di improprio ed impossibile, dato che la Firenze dei Medici aveva buoni rapporti e porto franco dovuto ai suoi rapporti bancari e commerciali, che giungevano molto lontano bene a ragione al cuore di Costantinopoli. Un viaggio di un infedele nelle terre di Maometto ? L’impossibile diventa possibile quando i resoconti di tale avventura sono costellati da particolari che alcuni dicono colti dai narratori ritornati dall’Oriente ma che puntigliosamente Leonardo racconta secondo un suo tra i tanti progetti (obbietti) obiettivi incominciati e mai realizzati come il Ponte per Costantinopoli…Istanbul . Ma questa è la storia obnubilata del genio giovanissimo che aggiunge un’area di mistero e di enigma nelle vesti di chi esplorava il mondo di allora senza limiti e fame di nozioni provenienti da ogni luogo del mondo, soprattutto dal misterioso Oriente che aveva visto la fine di Costantinopoli e la fuga di grandi menti e studiosi sopravvissuti alla catastrofe (cardinale Bessarione) giunti così a Roma con tanto di bagaglio appresso perché giunsero i testi molto antichi di tutte le altre vicissitudini e travolgimenti sociali per salvarsi da tale Diluvio Maomettanico che i libri, scritti e copie degli Ermetici e libri arabi e greci che in Italia a tempo così trovarono l’entourage fecondo di novelle accademie o scuole (didascalion) amanti di Sophia o della Sapienza innestarono nuova linfa , da FAR RISORGERE LA FENICE , dalle ceneri di un crollo epocale ecco l’incredibile eredità passare in Italia(Roma – Venezia -Firenze) e inaugurare la Risurrezione della SOPHIA o Scientia antica(Scuola di Atene) con i nuovi pensatori, letterati ,artisti, matematici, astronomi, astrologici seguaci d’Urania celeste nel fertile Bel Paese ,culla del nuovo Rinascimento.
C’è chi alimenta il più ostinato materialismo negando ogni intelligente e divino disegno in questo nostro destino e universo, che è l’inconfutabile matrice e culla della nostra coscienza che vede e sa di essere dentro questo cosmo componente di una invisibile trama nascosta e a tratti deducibile ma ancora grande parte sfuggente quanto il numero dei miliardi di stelle e di processi dovuti a questo Ordine (kosmos in greco) conseguente, da cui dipendiamo e ci evolviamo per forme e con pensieri umani che anelano istintivamente al di sopra dei cieli.
Da tempi immemorabili così formuliamo magistrali teorie o assurdità bastarde, che cercano di spiegare la realtà sotto gli occhi di tutti, al medesimo tempo altri chiudono gli occhi all’anelito straordinario, che la stessa natura ci ha dotati e che chiamiamo spirito.Ci sono persone che rinnegano lo slancio di una visione spirituale, posto e fiato. Il sogno e la fantasia che galoppa appena chiudiamo gli occhi, volgiamo la testa altrove….in alto o basso, nel profondo o nell’insondabile continuum senza termini o limiti di geografia così con gli occhi fuori della testa ci appropriamo spiritualmente scatenando un sesto senso immateriale , che ci regala un potere astratto con cui ogni cosa e memoria dentro di noi scavalca e sorpassa la realtà e dispiega quel lato oscuro della nostra coscienza o del nostro inconscio entro cui tutto si contrae, si ritrova, si rispecchia, si feconda animando ogni impalpabile visione. Dentro di noi c’è la parte migliore e peggiore che sfida ogni etica o morale , partorisce pensieri senza remore. E’ l’essere più audace che come un baco tesse la sua tela nutrendosi di foglie altra allegoria cara, che mostra che chi assimila non solo metaforicamente cognizione dopo cognizione, bene moltiplica, somma e associa incessantemente nuova linfa o dati in se stesso. Si nutre la mente e a sua volta il corpo. In natura quindi quante analogie si prestano a dare l’esempio fondamentale, ed elementare di chi accumula nel suo antro interiore ( vedi l’Ape laboriosa presa come simbolo sin dall’antichità, ci fornisce il prezioso Miele) sinché non sopraggiunge la spontanea Metamorfosi che forgia le Ali e vola da fiore in fiore a cogliere il nettare da fagocitare poi in trasparente dorato orange. La natura presa come modello dei segni del linguaggio umano come in quello egizio l’ape è il geroglifico + uno stelo del regno dei Faraoni! E vale ad indicare e nominare sia strumenti di espressione, sure del corano (la XVI sura le Api) versi, canti, litanie e narrazioni eternate dalla lingua dei poeti e dagli scribi, in ogni popolo e metropoli della terra, che hanno tramandato tutte le visioni e quanto sia stato concepito ed immaginato e modellato con ogni figura visibile la realtà del mondo sotto i Cieli e persino oltre nella dimensione o venerato regno dei Morti. Nell’umanità si è alimentato il fervore di favoleggiare e raccontare il passato. Hanno chiamato Miti queste memorie o reminescenze spesso fantastiche o inverosimili ai nostri orecchi attuali. Remote epopee leggendarie che mai periscono se si riascoltano con grande stupore, soprattutto quando queste storie fanno parte delle nostre prime innocenti fughe dalla realtà tuffandoci nelle dimensioni delle Favole. Tantissime storie e miti che così abbiamo alle spalle del nostro archivio o storia. Montagne di testi e un grande patrimonio di miti, immagini e simboli, di cui tenerne conto. Da memoria trasmessa alle generazioni future, perchè è facile smarrirsi in questa foresta di concezioni scabrose, perché questo non è un viaggio a ritroso, nella memoria a tutti facile. Allungare la mano sarà facile, ma la natura ha posto delle difese opportune che obbliga a non muoversi a caso o di traverso o prendendo delle scorciatoie. Bisogna davvero aver gli occhi aperti. Impariamo dalla Rosa rosso sangue carnosa che sempre lo stelo coronato dalle spine e la flagranza del profumo che soavemente ci attira. Cose che così alla prima vista ci fanno invogliare, trascurando ogni prudenza. Tutta la natura ha i suo trabocchetti, che richiedono sollecitamente di non andare avanti con gli occhi da talpa. Non basta una infarinatura per accedere ad ogni scienza bisogna farsi i muscoli, mettere mattone dopo mattone per creare un edificio, quindi davvero goccia dopo goccia che bisogna assimilare e bere sinché la coppa non sia colma. A volte potrà essere il fato o il destino a pioverci addosso, ispirarci, offrire circostanze fortuite, e così ci sentiamo fortunati, predestinati. Ma nulla toglie che il callo, l’olio di gomito (fr. coude) sia richiesto a chi si dedica quindi ad una Dottrina… anche se questa piovesse dal cielo, come la pluiant rousé, la rugiada mattutina che sgocciola su stelo, fiore, germoglio, pianticella, albero pure la Quercia. Misteriosamente ogni spirito ha una sua inclinazione e predisposizione che se prende la strada giusta bene cammina avanti verso la sua meta. E così di fatto che la natura allora influisce, come dice Nostradamus a migliore comprensione delle varie inclinazioni e geni di madre natura:
Su coloro che hanno una natura disposta
ad essere sensibili invece ad altri non ha effetto
Chi per natura* sono duri per i loro modi
Così che la dottrina a tutti gli uomini si appresta
Ma per l’Ingegno sottile che si rende disponibile (si presta)
Invece alle grosse(grossolane) teste rude(dure) è interdetta
per l’intendimento ebete che li molesta.
La Scienza a essi non si può imbibere (boire).
(*Ipernatura – superiore natura)
Queste sue note qui chiariscono i diversi comportamenti e le inclinazioni che differenziano coloro che amano la scienza (filosofi) e chi sta all’antitesi. Come c’è chi apprezza il profumo della rosa aspirando e accostando la mano senza farsi pungere nel cogliere il fiore. La natura così mostra come bene provveda e difenda anche per ciò che nutre con lapluiant rousé, la rugiada , il guazzo che spegne ogni arsura con il suo bibere dissetare o anche dareda bere agli assestati o a quanti vogliono dissetarsi alla Fonte dell’acqua di vita, come chi pende dalle labbra di un Rabbi, poi altri rifiutano anche questo perché restii a tale imbibere perciò che restano a Xeros (in greco) a Zero, a Secco, perché sono aridi sia nell’anima che fuori. Ci sono tante allegorie dell’agricoltura divina che ha il suo seminatore come nel celebre quadrato magico del Sator Arepo Tenet Opera Rotas.
Il più studiato Pentalogosesoterico o Cubo o kubois sollecitatore di ogni possibile incubante incubo o inconscia ispirazione, che dal regno o dimensione di Morfeo si attiva misteriosamente nell’intimo inconscio dell’umana Psiche lungo gli stati onirici, che hanno qui la fonte della divina ed umana Quintessenza, che oltre ogni simbolo e fantasia persino semantica può suscitare e prodursi in ogni Mente. Nessun mulino può produrre farina se la mola non è nutrita dai grani travasati dai sacchi. Ogni vivente solo se è nutrito con idee e ricordi e osservazioni che mettono in moto la sua macina interiore, il Sanpò nordico o the Whirpool interiore che come una rota solare con le sue ghiere o chele invisibili mettono in atto le energie fanno ruotare tutto attorno a sé, come altre sfere, o meglio nel nostro microcosmo i vari mondi e teatri animatissimi dell’immaginazione umana che sin dall’infanzia ci avvolgono quando chiudiamo gli occhi al reale per immergerci nell’Irreale, la cui natura ci resta inafferrabile, ma lascia traccia inconfutabili nella nostra anima. C’è un microcosmo dentro ogni essere che si anima ad ogni notte, per la metà della vita che ognuno secondo la sua durata esistenziale, appunto passa giusto metà nelle braccia di Morfeo. Quel fifty & fifty della vita che non possiamo ignorare, quel lato in parte oscuro in cui la mente va per i fatti suoi nel territori impalpabili che solo la psicologia o le teorie ultrafaniche cercano da tempo di dimostrare e spiegare. Una parte dell’esistenza così parziale che deve contare moltissimo ma di cu non abbiamo assolutamente la geografia e la fotografia di tutte le cose ed i pensieri che durate lo stato onirico in ognuno avvengono e spesso all’alba tutto troppo spesso si dimentica. Un dominio indefinibile che è un grave danno sottovalutarlo e davvero come dice il genio leonardesco….( Arundel-278.r Leonardo) perché ribadisce “Vede più certa cosa l’occhio nei sogni che colla immaginazione stando desto”. E l’enigma delle funzioni dell’Occhio è una indagine d’avanguardia quella condotta da grande fiorentino. L’occhio dell’anima, che ha i suoi indagatori nei primi padri della psicologia: Jung e Freud e semmai Apollodoro, autore greco di un libro sui significati dei sogni, questo è un territorio in cui muoversi e come camminare sul filo del rasoio. Molte sono le teorie e numerosi i testi dei vari maestri di questo campo. Potremmo anche rileggere la prova che in ogni scienza ci sono sempre stati dei precursori, spesso denigrati prima e poi solo lungo il tempo riconosciuti e studiati. Una lezione che appunto va messa in evidenza in ogni ricerca per non scivolare sulla solita buccia di banana e ingrossare le file dei detrattori, che in ogni secolo sbandierano dai loro pulpiti verità sacro sante che poi il tempo macina via come sterili scorie. Ogni elemento in natura non è puro, ma deve essere raffinato nel crogiolo alla temperatura giusta. Così ogni teoria deve lungo il tempo subire il suo processo o the trial per superare il giudizio e dimostrare la verità secondo i fatti e le conferme che maturano nel tempo. Nulla di più reale razionale e solido e concreto che ha dai tempi remoti un suo simbolismo di natura geometrica e volumetrica. Poche parole che grazie al simbolo, al segno, alla figura o iconografia e sua struttura o architettura mostrano all’occhio umano ed alla mente i sensi a cui attenersi. Solo mediante la figura o simbolografia su cui si elaborano i Simboli come un bolo gastrico da cui scaturisce l’intimo, interiore Consiglio ( in greco Symbollein ) da cui si alimenta e si ciba di virtù ogni dottrina o insegnamento. Partendo dall’esempio più razionale che qui ripetiamo che Non c’è quadrato più del quadrato (il motto di Lapalisse) o meglio quel Cubo entro cui è raffigurata la foglia di Quercia a forma Pentagonale, che evoca la quintessenza delle cose bene raffigurata dai maestri anche prima del Rinascimento. Perché tanto interesse alle foglie alla flora ai simbolismi quasi proverbiali del “Non si muove foglia che Dio non voglia? “ Ma allora ci interroghiamo chi mangia la foglia? Chi solleva la foglia? Perché hanno messo la Foglia sul pube di Adamo? Sono modi di dire per investigare o celare sotto la Foglia di Fico di natura spinosa anche per gli imbarazzanti quesiti e pudori nel parlarne apertamente di cose di cui ancora si ha tanto pudore da mostrare ed esibire alla luce del sole. Nudo e crudo auto inganno umano – di evitare di guardare dritto negli occhi la faccia della cruda realtà, alimentando fallaci e errati pudori e proibizioni…che cadono sotto un termine in cui fallo ed errore o peccato originale stanno alla parola Amartia …….(fallo, errore in greco) Paramartia in sanscrito Suprema Verità! Divieti e mascheramenti che vanno oltre le inclinazioni e i sotterfugi biblici di giocare con le parole e inventare così infinite cabale o codici genesi a cui sarebbe meglio usare il bisturi o la spada a doppio taglio, per non cadere in fallo. Così che da tempi remoti nascondo o si svelano ambigue allegorie che ancora cacciano ogni nudità cruda e conturbante che appare ad ogni Nuovo Adamo o Tarzan che balzi da ramo a ramo, si arrampichi sul tronco dell’albero gigantesco ( Allon in ebr.) della stessa Quercia, quello degli Dei o meglio consacrato al Sommo Giove…sotto le cui fronde sussurrano echi e voci invisibili come auspici che qualcuno sa ascoltare o meglio udire sotto l’ombra du ramaiges come così si intende nel linguaggio gallico. Non muove foglia (petalo in greco)che Dio non voglia – alludendo al misterioso processo che c’è in natura secondo la causa che il Tutto è immerso in un tutto e che gli Antichi avevano percepito sino ad includere terra, cieli e l’infera inconscia sfera dell’anima umana. Quindi consideriamo come ogni pianta, provvista di tale difesa mostra i suoi profumatissimi fiori con tanta soave delicatezza bene coronata d‘aguzze spine. La mano sapiente del giardiniere sa muoversi nel giusto modo, mentre il profano che si intromette nell’Eden o giardino finisce solo di fare o di farsi male o errare. Ogni scienza o dottrina richiede sempre provetti giardinieri. La più semplice delle dottrine non ama gli improvvisati dilettanti. I lavoratori della vigna a tempo debito tramutano i graspi nel liquore per colmare il l’ApoKalix…Calice di vino….divino conservato in botti eterne per celebrare le nuove Nozze di Cana. Molti incominciano bene, accesi da grandi entusiasmi ma poi strada facendo spesso non giungono a nulla di fatto! Qui la natura allora fa la sua misteriosa selezione perché solo i tenaci e costanti vanno lontano e mai demordono. Chi la dura (perdura ) la vince. Leo & Vici ?
Mille stagioni o milioni di stagioni sono trascorse da quando sono sbocciati fiori e girasoli che hanno accompagnato con i loro profumi il fiorire delle civiltà, fuori dal Giardino dell’Eden. Dai canti dei primi pastori o dei Rig Veda indiani sono nati i prorompenti inni dell’anima per celebrare ogni venerazione sotto cui l’uomo si è sentito avvolgere. Ha balbettato le sue prime parole. Ha inciso sulle pietre i primi simboli o segni e le rozze immagini sempre più delicate sino a perfettamente comunicare, il pensiero umano . Benedetto istinto geniale di moltiplicare tutte le cose con il disegnare ed eternare. Pulsione iperfantastica umana di inventare simbologie ed analogie per farsi comprendere, riproducendo per immagini tutta la natura di fronte. Segno dopo segno tracciando le linee essenziali prima del corpo o la testa, le sue mani, i suoi strumenti di vita e di morte per affermare che è Lui. Solo Lui l’essere reale e visibile che dominerà, possederà tutte le cose elencate, raffigurate pretendendo pure le cose che sfuggono. Come la rosa con il suo profumo. Percezione invisibile quanto è l’idea e l’astrazione ultraterrena del mondo che ci avvolge ( la rosa dai latini era il fior fiore dei morti ed simbolo del lutto). Che strano effetto fa il profumo inalato che così inebria ed induce al fiorire di sensazioni ed intuizioni, emozioni impalpabili o rinascita di memorie, reminescenze inconsce. Basta leggere un florilegio proverbiale per essere colti da un impulso misterioso che suscita illuminazioni da non perdere ma mettre subito nero su bianco ad eternare questi fulminei ricordi …dovuti alle antiche stagioni arcaiche che hanno composto la saggezza della nostra remota anima e storia. Da quando furono narrate le epopee con l’abilità dei versi poetici che sono nati motti, proverbi. Salmi. Aneddoti elaborati dai primi scribi che hanno eternato, sogni, immaginazioni, rivelazioni. Tragedie e Storie, glorie e maledizioni. Guerre e Paci. Divinità e presenze maledette che hanno oltraggiato o accecato l’umanità. Ma anche saggi e maestri che in antitesi al Male hanno guidato sulla strada del Bene. C’è stato chi sotto l’ombra dell’albero o dell’ulivo ha meditato e considerato le cose del mondo e insegnato la sua Verità…nel lontano Oriente(Siddartha). Altri solitari sono seguiti a tanti altri, dai nomi memorabili sono una vasta galleria di personaggi, diventati così le pietre miliari del lungo processo di apprendimento dell’umanità e della civiltà. E’ stato un lungo percorso, in cui osiamo guardare al nostro passato allo scopo di cercare risposte che per alcuni enigmi e circostanze rimaste insolute ed impossibili da sviscerare. Ma gli amanti dell’Arte e delle Muse non sono rimasti orfani o vedove per sempre perché la fortuna, la sorte è cieca se poi accadde che per mano e bocca di un noto vegliardo, da genio senza pari, invece ritroviamo dei suoi frammenti tipo quello del suo soggiorno a Venezia, ancora sempre alla ricerca di affidamenti o scambi culturali o di scritti e libri antichi comprese le letture di antiche Vaticinazioni, composte all’udire misteriosi sussurri delle foglie e delle fronde, branche perché così fu denominato il dio della profezia Branchus- Branco :
Se gli(Egli)Arbori sapessen favellare
e le foglie lor fusseno le lingue
l’inchiostro fusse carta de lo mare
la terra fusse, l’erbe le penne
le tue bellezze non potria contare
Quando nascesti, li angioli ci venne
quando nascesti colorito Ziglio(Giglio)
tutti li santi furno a quel Consiglio.
E’ questo il Leonardo che tutti conosciamo? o meglio ignoriamo per così tanta cerchia di dotti che molto al suo riguardo ancora è sorprendentemente evitato per non affrontare davvero i suoi pensieri di Omo sanza lettere? O Piuttosto di chi divorava ogni libro disponibile che poteva procurarsi in ogni latitudine. Ma per capire questi versi ci vorrebbe appunto un gran consiglio di sapienti o meglio il consiglio(Advis) di tutti i Santi o di tutti i Morti che furono O di tutti i Fanti? O Li santi (Lys giglio in francese. Lilion in latino giglio. Lis Leone in greco). Cosa questi versi alludono così composti da chi amava scrivere macino, non certo digiuno di tante letture assimilate nel suo percorso di autodidatta, da richiedere di leggere o osservare il tutto suo scritto così pervenutoci preservato lungo questi cinque secoli non senza ancora rileggere e considerare quanto di suo non sia stato ancora decifrato e bene esaminato e poi dedotto appieno del suo Pensiero…se ancora carte senza contare quelle disperse o distrutte dalle fatalità secolari… e sempre con la speranza di un ritrovamento singolare. Ricerca meticolosa così di vari testi e scritti di questa EPOCA passata al settaccio prima o poi ci porterà di certo all’esito sperato. Perché troppe sono le voci di quanto è andato disperso, e non senza quanto altro è ancora sepolto che deve venire alla luce.Di prossima pubblicazione la ibliografia anno per anno del nostro grande Leonardo e i suoi viaggi immaginari ad Oriente(Armenia e Costantinopoli
Leonardo da Vinci e il suo REBUS del Lupo di mare – (illustrazione a fondo articolo)
Il Cibernauta Arboreo verso l’Aquila o Fenice regale. La leggenda non è solo tutta fiorentina ricordando che Dante calca sul logo del nostro Rinascimento Renaissance (in francese) Il Cinquecento ( perché si profetizza sin dall’epoca egiziana,questo mito collegato alla Fenice “ Ben – Ven ( che rinasce a tale cifra di anni o come predice Dante al ) DIECI -CINQUE (Quindici o QVINDICE- QVI INDICE =VIINDICE …della celeberrima terzina che apre con questa lettura un orizzonte totalmente inatteso di accostamenti a tempi e nomea di città VI VINEGIA… VINICE ? ).- Tutto così secondo il primario mito che all’alba di questa cifra possa essere l’indice-indizio per cercare di ipotizzare o almeno anche determinare la persona : Chi more e poi rinasce,quando al cinquecento anno appressa: erba,né biada in sua vita non pasce (pascola)ma sol d’incenso lagrime ed amono ( daimono o da mono-unico-solo)e (leo)nardo e mirra son l’ultime fasce.Chi è nato da amare fasce ? o dalle fasce del mare ?.
E’ il mito egizio, greco, dell’araba fenice che appunto predice che ad ogni Cinquecento anni-
la Fenice rinasce… perciò proprio : Al Cinquecento anno appresso, ovvero dopo ( questo secolo Cinquecento, “ 1500 “ del Rinascimento ) evoca chi more (muore), colui che muore come…. il Moro (lo Sforza) di Milano(o l’albero di moro del famoso Rebus di Leonardo come per molto tempo si era creduto essere metafora mentre ecco un nuovo sospetto e ipotesi dell’allegoria leonardesca , che combacia così in maniera perfetta nella visione e l’ipotesi che formuliamo per entrare nel corso del tempo , che ripete altri Cinquecento(“D” in lat.) anni questo conto che si terrà o ve ne terrà .V’enetos lat.Veneto!!!)più della 3-94(nelle Centurie)quindi quanto si appressa – ovvero si appressa nel tempo solo di chi: “ non si ciba più di erba né di biada. Allusione ad una tipologia di animale zodiacale che ama pasturare,pascolare ? Metafora che ci induce a riflettere, che nulla qui ha nulla a fare di chi fagocita, magna,si nutre di cereali e – lungo la durata della sua vita non pasce, non pascola …..se d’altro soltanto amaramente si nutra …. chi s’alimenta, delsold’incenso,soldi andarti in fumo ? O dalle promesse altrui solo fumo negli occhi ! Grandi mire o piuttosto amari guadagni sfumati , quindi lacrime ,rimpianti – racchiude tale playword –calembour – allegoria sol ‘Incenso lacrime , da gutta che scava la pietra ,lacrime dopo lacrime !
Quale può essere allora l’enigma che si cela dietro l’allegoria delle sol lacrime di incenso ? Profumi fumosi che che bruciano gli occhi ? Misterioso richiamo all’impalpabile scent (profumo) impossibile da evocare nonostante la nostra fisica percezione di esso profumo spesso impossibile da distinguere o meglio da bene detreminarlo ai sensi olfattivi degli altri, che occorre una esperienza diretta e come il rpofumo della rosa ,ci macano le parole per evocarlo ,quindi dimensione necessaria all’esperienza de ogni genere e gamma di Profumo…come quella dei Fiori !(la Rosa- Vivere allora – lo struggimento interiore di una mente che medita tra lacrime ed amarezze (la mirra !)
Evocazione che evoca anche i Re Magi o Betlemme l’infante divino a cui fu donato la mirra e
m qui non ci sono soldi o oro e ma falso incenso e mirra.
Senza trascurare che in oriente la mirra o Arimmaè leggendo da destra a sinistra all’araba o alla Leonardo(mancina) logo per dire Dottrina !
L’amara dottrina che ci porta alla constatazione che solo chi si nutre di amarezza come è scritto nell’Apocalisse nel Libricino (Bibliarion) profetico da riscrivere ,perché è bianco non ancora finito per chi deve in ultimo scrivere ancora su nazioni, re e popoli!
Alla cui bocca, lingua che tutto prima appare : “ dolce alle labbra ma amaro alle viscere …!
La predestinazione di chi si appresta a profetizzare o colmare , completare il Libro Bianco ancora con altre profezie su popoli e nazioni(perché questo dettaglio dell’Apocalisse è mai discusso ?).
Un dettaglio certo da mettere a fuoco ,in chiaro se le nazioni sono quelle orientali e oltremodo l’Incenso ed il suo fumo richiama vedi in greco – l’Incenso = Libanon o Clibanon, evidente
logo che trovate in chiaro in ogni dizionario latino o greco,luogo del fuoco Feu mis ( pres 98) di passato conflitto e fuga e transumanza araba assediata da guerra fratricida(oggi Siria).
E tale coincidenza ha un suo risvolto incredibile nei nostri tempi, con Gibran il profeta, letto in ogni parte del globo.
L’Esule libanese cristiano, l’autore di famosi testi, sfuggito alla tragedia del Medio Oriente.
La Terra denominata la terra della Fenice-Fenica o PHOENIX…che rinasce ad ogni nuova fiamma.
Ma queste coincidenze non sono sufficienti a spiegare le allegorie che cerchiamo di sviscerare.
Soprattutto ricordando che nel mito cristiano è l’Infante ,il divino fanciullo che riceve la triade
dell’oro,incenso e mirra. E l’incenso che è da sempre destinato a Dio o almeno si suppone a chi
ricopre un ruolo o missione teocratica. Non è possibile dare la soluzione dell’enigma senza rammentare che vi è un altro personaggio singolare a detta di Dante che si ciba di virtute e conoscenza. Chi appunto – non di erba o di biade in sua vita non pasce !
Ambiguità per chi non è un erbivoro o neppure oggi diremmo Vegetariano ?
O meglio chi – non pascola, pasce o chi non fa di ogni erba un fascio ?
E fa meno di ogni mala erba (gramigna)o perché non segue la moda (di fumare erba).
Azzardiamo l’interpretazione di chi non ama Erba o l’Erbaccia .
Quella che nel giardino è da spazzare via, mentre chi la bruca (Olusculum) con lo stomaco ruminante, da bue o da toro.
Perché ci vuole uno stomaco d’acciaio per digerire le erbe velenose o gramigne in campo rurale.
Tutto si restringe in un cerchio che è anche un paradosso che qui indica chi sarà colui che:
si ciba di lacrime e d’incenso ?(Libanon)
O d’ammonio o daimono(daimon = genio )del Nardo(Leonardo ?)= Giglio !
(Lys …Lis in greco Leone)
(del genio di Leo—nardo ?)
( non senza )A mirra amarissima dottrina(scienza)
sin dalle sue ultime fasce ?Sin dalla sua nascita!
Elementi tutti utili a determinare e circoscrivere la tipologia ipotetica di un Topos.
Va ricordato il calice dell’amarezza bevuta.(Bere in francese :boire…je bois,io bevo)
da quello dolce alle labbra ed poi amaro sino alle viscere(stomaco in Cancro).
Allegoria singolare ricavata dall’Apocalisse, inerente a chi deve ancora scrivere, nero su bianco,sui bianchi fogli del Libriccino( così è specificato nella Rivelazione)dettagli sul tempo venturo .
Quindi toccato dal destino amaro di una dottrina sin dalla sua verde età….poi rinasce come un novello Tagete etrusco o toscano alla coincidenza di tale Cinquecento o Rinascimento così avvolto in ultimo dal Nardo profumato(Giglio,simbolo fiorentino o farnese )e sia dall’amara mirra (in arabo Arimma:Dottrina)non dalla dolcezza e del bel vivere o dal profumo dei soldi e dell’incenso !
E tutto questo si allunga lungo cinque secoli , quale presagio e ricorso storico che sta alla nascita sotto la Fenice o sia la Fenice stessa(Ben –Ven …figlio di Ven o Ben ) indizio !!!!
Quindi più che coerenti secondo i versi delle terzine dantesche sparse nel grande poema della triade: Paradiso,Inferno e Purgatorio, inconfutabilmente nominate nell’epigrafe di Nostra Donna.
Tutto qui cuncta per una sola fine scopo et Spes Unica…Trinus Unus Est,tutto quanto d tempo
insegnato dai sapienti latini o persino dai saggi cinesi che nel plesso cardiaco o Cuore(Quinto Chakra Anahata) sia riposta la Perla dell’Unità Suprema,la perla della suprema saggezza.
custodita da due Draghi o Serpenti ..(Kundalini ?) Ma queste sono filosofie lontane che non guastano lungo il percorso di questa memoria. Miti dei Draghi e Dragomanni esistono anche in casa nostra proprio come quello della Fenice (Feng in cinese) da essere universale.
Misteri fittissimi che non osiamo divulgare…mentre siamo in attesa che di certo man mano questo si potrà svelare allo scoccare di un novello Anno Cinquecento futuro ? Ma questa cifra a cosa corrisponderà al Cinque,al Cinquecento o al Cinquemila ? E a quale calendario ?
Per chi – Poi(post) rinasce quando al cinquecento anno appressa ( si approssima ?).
di cui Dante ha tanto scritto e preannunciato. Sempre che tale ipotesi non si regga solo sulle cifre stesse ma siano le cifre stesse a svelare l’enigma dei secoli che perdura sino ad oggi.
Quindi solo al ripetere della cifra che ci porta a suggerire una soluzione limpidamente indicata.
Ovvero che sia qui (qui indice) indicazione dela rotta di chi naviga sul mare del mondo .
Metafora che ha il legno(la barca) che sempre si affaccia all’arco celeste per vedere le stelle che da sempre indicano la giusta rotta ove dirigere la poppa della navicella !
E Leonardo stesso così forse ci insegna mostrando l’enigma nel disegnare la strana allegoria:
C’è la Barca che solca le infide onde di un oceano irto di scogli.
Una pianta frondosa occupa il posto centrale da ’Albero Maestro , mentre soffia il Vento (anemos) che gonfia la vela impetuosamente. Al timone,c’è un Lupo & Torello seduto con tanto di coda che guida, pilota il timone dell’imbarcazione verso l’approdo. Sulla sponda (riva marittima)quasi raggiunta, sta la Fenice eretta sopra la Sfera(la Terra)e sopra cui si aprono le sue Ali aquilate possenti. Attorno a cui bene si notano i raggi di luce che si sprigionano dalle sue penne, come pure sul Capo sta così sospesa una Corona regale.
Questo Rebus come deve essere affrontato ?
Osservando scrupolosamente ogni dettaglio dell’immagine leonardesca proponiamo:
Tempi e Conti alla mano da quando sono passati esattamente Cinquecento anni scrupolosamente osservando il calendario cristiano, dal nostro Rinascimento a cui così sommata la serie dei secoli che da ora che siamo all’inizio del Terzo Millennio, la barca della storia umana è entrata su questa nuova sponda. Semmai ci sarà un Nuovo Rinascimento a distanza di cinquecento anni o quindici anni qui sia allora quindici e qui l’indice del tempo in cui la profezia si completerà pienamente ?
Che sia pure il tempo di Satana o del Diavolo( XV nel tarocco) o quanto ad esso possa avere affinità come dicasi in arabo Saitan o Zaitun nome tanto per il Diavolo come della frondosa pianta nota come l’Ulivo(Zaitun) o del Moro a detta di altri studiosi. Contro cui soffia il Vento !
Prima passerà il tempo dell’Albero frondoso o moro o Ulivo. Quanto sta al centro della nave o barca di pietro o transatlantico ? Cosa e o chi entro il cuore o albero maestro dela Nave(Nef).
Da Albero Maestro della barca che starà al timone.
Eccoci all’enigma che un animale con piedi umani e corna o orecchie aguzze o detto torello o lupo
di mare…tipica espressione per chi va naviga tra le onde. O navigherà per altri arborei ramaiges.
L’allegoria ci obbliga a individuare l’elemento che sia in coincidenza perfetta…..e sia l’indizio da capire dall’animale al timone della Barca stessa.
E quali eventi soffiano come Venti impetuosi ( grande vento in campo) o il buon vento o veneto che
sospinge così la nave lungo la Riva marina sino ove è posta la Fenice, che bene sta eretta con la Sfera e l’ali possenti dalle cui penne si sprigionano grandi raggi di Luce e sul capo porta una Corona( allegoria o induzione alla De Monarchia dantesco).
Quella riva o sponda forse allude alla metropoli gloriosa che possa assumere su di se tutta la simbologia della rinascita e di una resurrezione volante dalla vampa e dalle ceneri che bene corrispondono all’antico mito della stessa Fenice, e di quel fuoco purificatore da cui rinasce bene Ben la stessa Fenice dalle fiamme …e così che nel tempo tale Uccello reale incoronato sul mondo ,
allora potrà spiccare il Volo della Sfera , dotata allegoricamente o meglio da Ali possenti così in grado di solversi cosi in alto nei cieli azzurri della terra. Chi orbitale possa attorno al mondo ?
Questa suggestiva interpretazione non può che illuminare o accendere maggiormente ogni altra ipotesi sospesa come è la corona stessa sulla testa della Fenice, nomea che per altri indagini abbiamo già circoscritto e connesso con tutte le altre quartine che annunciano la Fenice/Venice.
L’elemento che ci guida e ci ispira, se davvero soffia il nostro spirito per quanto ha disegnato il nostro Leonardo giunto alla sua matura età , allora in Francia alla corte di Francesco I, pochi anni prima di morire(1519) in merito allo stesso torello (veau in francese)seduto a poppa che sta posto seduto ad abilmente tenere il timone , la ruota a otto raggi( dove l’abbiamo vista e su quale stemma? O allusione alla Legge del Dharma…non senza implicazioni cabalistiche -esoteriche).
Perché di fatto esaminando la produzione di Leonardo che si svela sovente carica nei richiami
arborei e floreali e faunistici appunto notati come nella Dama con Ermellino: Cecilia Galerani, cela nel greco antico gale ,l’ermellino , il ritratto di Ginevra Benci, ha in esso dipinto il Ginepro ed altro che mai è stato indagato a fondo proprio da questo disegno che l’indizio parte a guida dell’animale cibernauta o meglio timoniere della nave Katoroos (in greco) oltre che mostra che alle spalle le orografie sono palesi così dell’Oros – To Oros , l’Orografia(in greco) delle grandi
montagne, vette al lato da cui parte la Navicella con il Torello che conduce la barca sulle onde –
Sui flutti allegorici , sotto il soffio di un Vento… che porterà la navicella sino sulla riva ove è appunto l’atteso attracco. Quanto più significatore il finale che ha la Sfera o Mondo su cui si erge l’Aquila coronata con le sue grandi ali aperte , tutta attorno raggiante di luce .
Ma ben altro consegue tale pilotare del Ka- Toroos (in greco Oros, monte del Tauro ?) montano limite o confine che svela come in greco Katourizo significa avere il vento favorevole , quindi Katouroo…è la spinta del vento favorevole che è giusto mostrato nella raffigurazione del disegno con la Vela ( in spagnolo è fiaccola ) gonfia della navicella … Quindi con una spinta del dio dei Venti ..Eolo ovvero del vento favorevole dall’ Ovest all’Est come soffia nella direzione del disegno stesso bene tracciato con le linee o linea evidente che va dal timone del Torello alla sponda dell’Aquila stessa.( dire Aquila in greco offre anfibologie triplici utili da indagare ).Aggiungiamo quanto in greco abbia poi con Katoureo anche l’altro significato di orinator – orinato che è altro logo di cui abbiano risolto e sciorinato il rompicapo sempre collegato al torello …Orino- Torino sottomarino,Orinator =sottomarino, subacqueo e palombaro (latino)e quindi per molti l’immagine si legge anche come lupo di mare ! E il cerchio si chiude vedi SUMMA PROPHETICA.
Ancora manca la decifrazione di quell’Albore o Labore centrale che fa da albero maestro della nave che sopporta al giusto scopo un Vela, dal basso all’alto bene legata al tronco stesso dell’albero frondoso che allora mostra come da albero maestro regge la Vela che bene si gonfia al Vento….alla spinta del vento favorevole, che muove così la barca dritta all’incontro dell’Aquila Incoronata….posta sopra la grande sfera – del globo terrestre.
Nulla di nuovo sotto il Sole se sveliamo che in greco Vento si traduca in Anemos(A nemos).
E per vento si intende quel soffio che non solo fa gonfiare le Vele ..ma più filosoficamente era inteso come lo spirito che fa lanciare l’uomo verso nuove rotte o grandi obiettivi. Evito di approfondire cosa per Vento o Pneuma i Padri della Chiesa intendessero come Spirito…o Paracleto Il difensore dei figli degli Uomini!
Questo logo cela tanto l’albore( arbre o le bois in francese che il disegno viene composto negli anni in cui francesi e milanesi dello Sforza erano sul piede di guerra ).
E soprattutto mai trascurando la dizione classica dal greco e del latino Nemos – Nemus è appunto il Bosco, l’Albero frondoso che regge la Vela e contro cui bene soffia il Vento ( lo spirito).
Una spinta che deve portare la barca e il lupo di mare verso l’Aquila o la Fenice coronata.
E che sempre in greco la spinta che porta la nave verso la sponda su cui si erge l’Aquila ha in greco Aetos(l’aquila) ed in Aetorros , ciò che scorre e soffia (Aete la raffica di vento) quasi a indicare quanto sta al Vento o allo Spirito che soffia,il Soffio dell’Aquila !Incluso ogni spinta che innalzi l’uomo come un’Aquila a volare sopra il globo terrestre ? O meglio come un Fenice –Venice posta come si vede nel disegno proprio sulle sponde del Mare?
Ma in greco l’anfibologia di Aquila ( aetos & aetos )e sta anche per Folle(aetos). Quindi all’estremo di questa geografia , davvero soffiano misteriosi e potenti venti. E se soffia questo Anemos o vento sul frondoso albero maestro , possiamo suggerire che il brusio delle foglie o meglio du ramaiges , sia anche la voce che è l’eco di una Follia Divina che mai coinciderà ad un anno da pazzi o pazzie globali (vedi a carta Zero dei Tarocchi) giunti all’anno (aetos) tempo dei folli ?
O di venti mondiali che avranno la città lagunare coinvolta per quel Globale Aquilato minacciato
da folli, pazzi, matti, maniaci che opereranno nel mondo sotto le ali della fenice o dell’Aquila(USA)
O di qualche altro animale alato che ha i cieli o l’orizzonte celeste da conquistare.
Ma nulla ci vieta ipotizzare una natura strettamente connessa al simbologia dell’Aquila , da profetica e divina follia che pilota e guida colui che allora possa toccare riva e così coronare per il mondo intero sotto le ali dell’Aquila-Fenice che si innalzerà sul Mondo .
Il simbolo dell’AQUILA è accostabile a san Giovanni quale simbolo di Profezia , di Presagio, data la nota lungimiranza attribuita all’Aquila apocalittica di vedere lontano….nello spazio e tempo .
In questo disegno si delinea una formidabile composizione che ha il suo lineare susseguirsi di figure e nomee ,venti, animali viventi e le spinte che qui gonfiano la Vela ( in spagnolo Fiaccola, Luce)delle Significazioni che devono essere sommate tra loro, quanto sta entro il quadrante bene allegorico per la natura stessa del messaggio che quasi cala dai monti taurini?E così arboreo, navale, marino, terrestre ed aquilato = O Aetos(in greco)o Etos,l’anno( in greco) che voglia coincidere con i tempi del Vento e del volo a gonfie vele in un Anno dell’Aquila( possibili indici dei mesi o segni astrali così denominati dagli antichi sia infine segno zodiacale ? ).
Perché , qui l’Uccello di Giove per antonomasia, è il segnale del Sommo Potere che ha le ali aperte, teso al sommo vola tonante stante al di sopra della corona o orbita terrestre. Esorbitante rebus o enigma Leonardesco così trasmesso ai posteri ?
Così ci proviamo affinché qui acquisti pieno senso e decifrazione grazie al vento o allo spirito illuminatore di quella Vela –Fiaccola prometeica che avvenga nell’anno (cronologia) di venti(XX) o altro evento chiaro veramente(etos) secondo l’Etimo etimos(in greco) etimologicamente come dimostra l’indagine compiuta così seduti al timone (cibernao in greco)o da eternauta sotto le spoglie di un torello cibernetes (timoniere) alla guida di una novella navicella , nuova ecclesia, comunità che si barcamenerà tra i flutti sinistri del mondo?.
La Luce viene dal Verbo, dalla parola come nessuna altra cosa scritta e disegnata che sia stata concepita dai tempi antichi perché tale è l’Arte millenaria di celare ermeticamente questi singolari messaggi a coloro che sanno leggere dietro i segni. E altro ancora che ogni studioso potrà arguire da queste suggestioni e che il vento soffi realmente illuminatore come è detto dello Spirito Santo, che ho la speranza illumini con una nuova fiaccola olimpica il prometeo che da strappare ai Cieli il fuoco che come lingua rigeneri l’umanità alla prossima Pentecoste.
Vale ancora la massima che Chi dice Arte dice Nudo e Chi dice Arte dice Donna… Monna Lisa ?
Una schiera di indagatori ha svolto un grande lavoro di esame e confronto lungo tutto l’arco della
travagliata ed avventurosa vita del genio toscano per mettre a nudo il suo talento.
Lo si incolpa di avere iniziato molte opere poi lasciate incompiute a motivo della sua mente troppo brillante che appena ne immaginava una nuova, lasciava dietro l’incompiuta per gettarsi a capofitto nel nuovo progetto. Non avremo mai un elenco di quante siano state le sue idee mese a nudo.
Perchè proprio di nudo – ignudo qui ci riferiamo delle sue opere d’arte che fanno concorrenza a quelle più notorie come la Gioconda (Louvre) e diversi ritratti di belle figliole della sua epoca in pose da etere o amanti che spesso sono dai biografi censurate o attribuite ai suoi allievi. Questo nonostante che il Vasari, riveli che a Milano circolavano copie di tali capolavori “ certi lavori si dicono essere del Salai furono ritoccati da Lionardo”- se ne facevano decine di copie e varie rivisitazioni, ma è difficile stabilire chi li dipinse tra i vari fidi del Vinci stesso, il Salai (Gian Giacomo Caprotti o il Melzi ) che aveva un acuto fiuto per gli affari e anche per gli imbrogli.
Oggi cogliamo così indizi passati anche grazie alle distanze annullate e le comparazioni delle teorie e immagini come un carosello si rivela l’odeon di Internet, così subito consultabile.
L’occhio coglie subito le analogie dei tratti tra le icone senza velio ignude che tra i capolavori leonardeschi avvalorano i dubbi come hanno gli esperti del passato e sia come Pietro Marani, docente di Storia dell’Arte moderna al Politecnico di Milano. Prova ne sia che in uno degli
ultimi Focus il paragone e i confronti con Monna Lisa e Monna Vanna mostrato una vasta gamma di versioni (Primoli, Ermitage, Makenzie e ultima tedesca di Kaupe).
Gian Giacomo Caprotti, detto il Salai:alcune versioni di Monna Vanna o Gioconda Nuda
Qui ritorna l’epanalessi – il ritornello che ci ha visti in primo piano a dimostrare come gli allievi o i noti e misteriosi Compagni d’Arte del grande Leonardo, erano intraprendenti per conto proprio. A tale riguardo la storia ufficiale ancora nicchia a portare alla luce, nuda senza veli, ogni altra opera e marchio delle predilezioni ed inclinazioni artistiche, o passioni, di Leonardo Da Vinci, che aveva sempre tra i piedi l’abile Salai ,il diavoletto così soprannominato!.
Questo a tal punto da non riuscire a elencare una corretta biografia dei suoi spostamenti e completare la corte di compagni che lo hanno seguito, aiutato e hanno cooperato nelle sue peregrinazioni avventurose e progettuali. Un esempio tra tutti riguarda l’esperienza del Volo, di cui abbiamo scoperto un riferimento che nessuno sinora aveva mai sospettato, che invece ci porta ad ipotizzare che questo famoso esperimento venne realizzato dal suo factotum Sigismondo Fanti, soprannominato Zoroastro!
Un tassello che muta e copre una parte della biografia di Leonardo per mano di un disegnatore, architetto, matematico,meccanico (ingegnere così si nominava allora), citato in primis nel Tesauro degli Scrittori dell’epoca (consultare Biblioteca Reale di Torino ove c’è l’autoritratto di Leonardo), autore del primo libro di caratteri calligrafici ad uso della stampa (fusione ornamentale di vari tipologie di caratteri). Cose messe a nudo (gymnos in greco) che sono fonte di rivelazione perché qui l’ignudo o nudo, desta ammirazione se lo compariamo ad altri disegni tanto del Fanti, cominciando dal frontespizio di una delle sue opere principali, sia collegati all’Uomo che anatomicamente ricorda prima il famosissimo Omo di Leonardo, iscritto nel quadrato e nel cerchio perfetto, come altri lavori (altro Nudo d’Omo è nella collezione Winsdor come altri ignudi intieri sono redatti di suo pugno, e altri vari spesso obliati, Perché mai? Della collezione Winsdor il nudo davanti e dietro integrale del corpo virile è il meno ricordato. Ma dove son finiti gli altri
nonostante un lunghissimo elenco, che dovrebbe mettere le ali ad ogni ricercatore con tale titolo di indagatore, che non molla sinché non trova un indizio?
Tutto ci offre la speranza di ritrovamenti seguendo i possibili segnali di nuovi indizi sulla biografia e sugli spostamenti di Lionardo in lungo e largo per l’Italia del 1550. Quando perso il mecenate, il duca di Milano, caduto nelle mani dei Francesi ,Leonardo ha fatto armi e bagagli per ritornare a Firenze o puntare a Roma per ottenere appoggi e lavoro.
Non senza scrupolosamente elencare quanto di importante e prezioso bene si portava dietro, frutto di impegni e ricerche e opere finite che doveva anche vendere al miglior offerente. Non si spostava certo solo, con il carico addosso ai muli e cavalli , ma anche tutto e con il suo solito seguito di fedeli aiutanti.
Un elenco chiarissimo che apre un orizzonte di opportunità per spiegare il vasto arco d’interessi e progetti su soggetti e impegni, che dopo cinque secoli ci fanno sperare e sognare che prima o poi un altro inatteso indizio ci regalerà un ritrovamento da restare a bocca aperta. Quello del Fanti, intanto, ha già messo le ali per far girare il mulino del tempo, per metter in opera un altro testo da far volare gli omini verso le stelle, proprio come ha scritto lo stesso Leonardo!
Ma l’inventario in questione, che si aggiunge poi a quello di Madrid, ultimo ritrovato e studiato delle casse degli averi e libri che Leonardo possedeva quando era al servizio del Duca Valentino Borgia. Documento che lasciò precipitosamente Urbino (1553) alla morte di Alessandro Borgia e che poi passò alla Spagna, dopo essere transitato in Vaticano.
Tanto è vero che il Museo di Madrid ha accertato l’esistenza di una copia della Gioconda, presumibilmente secondo gli esperti compiuta dal Salai, che ora farà mostra. Ma su questo testo ci sono altri indizi intriganti sui Lapidari o serie di 600 pietre, testo appartenuto a Leonardo e stampato fresco fresco per il Borgia, ormai finito in disgrazia con la morte del padre pontefice.
Intriganti sospetti, dunque, lungo le peregrinazioni di Leonardo che accendono così i presupposti a chi abbia donato o venduto o nascosto quanto qui appare elencato con matematica precisione.
Indizi che aprono un nuovo capitolo, soprattutto sul Nudo maschile, di cui la censura forse lungo i secoli ha velato o obliato i capolavori di Leonardo e dei quali un famoso prelato, segretario del Capo della Curia romana si onorava di possedere: un San Sebastiano nudo di Leonardo !
Senza censura o foglia di fico maledetto, quella dei soliti bacchettoni messa ad Adamo come a Cristo nel Giudizio Universale di Michelangelo, voluto da Paolo III Farnese nella Cappella Sistina.
Leonardo Codice Atlantico(F. 108)
Studio di figura per un san Sebastiano nudo simile ai Bronzi Riace ?
Posa da uomo trafitto proprio come San Sebastiano !
L’inventario di tanto ben di Dio leonardesco, sufficiente ad allestire un museo ante litteram sul Da Vinci, eccolo, eclatante, clamoroso, come un enciclopedico magazine : “ molti fiori ritratti di naturale – una testa in faccia ricciuta – certi San Girolami – misura d’una figura – disegni di fornegli – una testa del ducha – molti disegni dei gruppi – 4 disegni della tavola di Anton angiolo – una storietta di Girolamo da Figline – Una Testa di Cristo fatta di penna–(che potrebbe accreditare l’ipotesi che si intriga un altro giallo sulla Sindone ?), 8 SAN BASTIANI – molti componimenti d’angioli- un calcedonio- cierti corpi di prospettiva – cierti strumenti per navili – cierti strumenti d’acqua- una testa ritratta d’Attalante che alzava il volto – la testa di Jeronimo de Feglino- la testa di Gian Francesco Bosco – molte gole di vechi – molti nudi integri – molte braccia,gambe piedi e attitudine- una Nostra Donna finita- un’altra quasi che -in profilo – la testa di Nostra Donna che va’n Cielo- una testa d’un vecchio col capo molto lungo – -una testa di zingana- una testa col cappello in capo – una storia di passione fatta in forma- una testa di putta con trezie ranodate- una testa con una acconciatura “
Qui casca l’asino a dimostrazione dell’ecletticità del genio, che spazia profusamente nello specificare il carico cha andava alla volta di Firenze.
Si evidenziano i vasti interessi di Leonardo come quelli anatomici che corrispondo alle immagini più salienti e care al repertorio dell’epoca.
Questo corredo di Santi e Madonne (Nostra Signora) sono dei liet motiv, come la rappresentazione iniziata e anche incompiuta del suo primo San Girolamo e l’obliato San Sebastiano, relegato nell’ignoto.
Rappresentazione realizzata come richiedeva la moda del tempo, secondo le richieste fatte ai pittori dell’epoca, che operavano con grande solerzia nella raffigurazione singolare di questo modello richiesto, San Sebastiano ignudo, martirizzato, di cui qualche badessa di convento, coatta da tale sorte o clausura, non voleva assolutamente perdere la vista delle grazie maschili.
Il Bergamasco Bartolomeo Guardi detto il Bramantino (1480-1530), noto per essersi ispirato a Leonardo, non potrà che confermare, nel suo San Sebastiano, queste pose classiche che nell’iconografia ritraggono il santo, giovane nudo, legato al tronco di un albero o ad una colonna, trafitto dalle frecce dei suoi commilitoni, giustiziato come martire cristiano e modello ispiratore d’artisti come il Pollaiolo ed Andra del Castagno.
E’ quindi da escludere che Leonardo non si fosse cimentato in merito a tale modello, perchè presente nelle sue carte e nell’elenco singolare qui evidenziato, che definitivamente liquidata ogni remora.
Ora il mistero, che da tempo abbiamo affrontato ora ci stimola nella ricerca sino a ipotizzare, come una novella caccia al tesoro, anche dove potrebbe uno di questi Otto San Sebastian scomparsi, riapparire o essere ritrovato grazie all’occhio attento di un esperto, anche chiuso tra le mura di un convento di clausura, così celato agli occhi spesso troppo schiavi del pudore, che possono essere il motivo della segregazione o oblio dei nudi leonardeschi.
Monsignore Della Casa, autore del Galateo e bibliotecario alla Marciana (Venezia)e prima segretario di Alessandro Farnese, ci lascia uno spiraglio per la sua passione riferita ad un tale San Sebastiano, di cui faceva sfoggio nel suo studiolo rinascimentale. Riusciremo nella tediosa ricerca e analisi dei testi e documenti e memorie degli uomini del passato, o come un Indiana Jones, a ritrovare almeno , uno di questi San Sebastian ? Costi quello che costi, forse anche con nudi e crudi ….milioni di euro con un presagio tutto alla LEO VINCI . Renucio Boscolo