Così se leggiamo al rovescio Odranoel-Noël-Leonardo. Allora la mente corre subito alla lingua francese ed alla Francia dove il Maestro ha vissuto i suoi ultimi giorni. Quanto così celebriamo in Francia e l’Italia da allora, i 500 anni dalla sua scomparsa. Ieri le nostre nazioni erano così divise tra ducati e principati che si accaparrava i migliori maestri dell’arte, e il papato invece trascurò l’incompreso scienziato dei suoi tempi, fecondo ma spesso incostante nel portare a termine gli incarichi. Diremmo un Leone solitario, che trascriveva nei suoi taccuini (codicilli) tutte le sue intuizioni, ovvero i suoi lampi di genio di vena ingegneristica, fattore di congegni meccanici strabilianti, invenzioni e scoperte. Non voglio scrivere un panegirico, ma inseguire quel senso contrario di annotare dettagli, foglio su foglio, di ogni sua impressione, così crucciato nei suoi segreti in questo modo di scrittura da renderli indecifrabili ai profani. Ormai sono secoli che una schiera di studiosi si sono votati al culto di Leonardo da Vinci. Il suo nome il principio nel suo luogo natio Vinci, dal latino Vinco, il Vim, Vimine intrecciato con cui si fanno le ceste. Usava il suo pennello come un Vincastro da pastore, pittore osservatore della natura fiori, piante, cime, vallate, paesaggi, uomini, muscoli, sino ala volta celeste. Astronomia celebrato tante significazione nella Volta di una sala del Castello Sforzesco di Milano, con “les fitte lussureggianti ramaiges”chiamate dai latini VINCO da cui VINCI! Le intrecciate, propria della simbologia e dendrologia a Lui tanto cara eternata nelle volte del Castello Sforzesco e non solo ma anche al castello di VIGEVANO , che ho ammirato con i miei Occhi con accanto un altro intreccio enigmatiCODIpinto.
Lo comprovano i suoi Rebus e i paesaggi misteriosi, a cui ha dedicato i suoi studi Augusto Marinoni che con lui in passato ho avuto uno scambio di opinioni in merito alle tante opere incomplete o sconosciute di Leonardo, che ancora restano obliate ……diamanti lasciati come carboni – ma anche con Luca Garai bene da allora mi stimolò sulla strada di quel Odranole et Ranole che avevo scoperto nelle Centurie di Nostradamus.L’essere citato come colui che è stato l’Italo Ornamento del suo Tempo TEMPO e ORNAMENTO in greco COSMOCRONOS !E sia ornamento del Mento barbuto !
Qui giusto al 500 anni abbiamo le retourne ovvero ritornando al Noel o Leon…nardo detto anche Giglio o ardente passione felina ? Qui il foco sposa giusto il segno e logos arietino del Leonardo, ricordo che Luca lo studioso di Leonardo è passato al pragmatismo tecnicista perchè ha realizzato in pratica il famoso Leone meccanico, primo robot che percorreva il salone sino ad arrivare d’innanzi al Re di Francia per poi giunto al suo cospetto aprire il petto così esternando i Gigli LYS di Francia.
Lo riporta il vocabolario Rocci, il Giglio in francese si dice Lys, ma in greco Lys equivale a LYON- Leone.
Quindi è lecito domandarsi perché mai anche un richiamo al Giglio di Firenze o di altra stirpe o casata? I misteri vanno visti spesso al contrario o nei “revolu terme”, nelle letture capovolte, ovvero da destra a sinistra, al rovescio, alla Verseaux, come di norma nelle scritture in arabo ed in ebraico. Sia l’invito a rivedere le opere di Pico della Mirandola, altro genio poco considerato ormai ai nostri tempi,. Ossia mai trascurare le tante cabale o i calembours di moda tutta rinascimentale. Abbiamo con il Da Vinci , quel Leonardo, essere anticipatore della applicazione meccanica in ogni verso possibile . Una fabbrica o ferramenta e fabbri ferrai così all’opera quando ancora non si chiamava Tecnologia. Quella a noi oggi nota a tutti i livelli poliedrici della Scienza, che si ricava da ogni suo disegno che è ancora carico di sorprese e colpi di scena , di rivelazioni che troveranno o avranno il loro tempo e tutto sia quindi tenuto in grande considerazione.
L’uomo il genio e l’artista è celebrato per la sua naturalezza e il suo soffuso tratto , quello che lo distingue, grazie alla sua tecnica del colore in tempi in cui altrove Kranas Lucas il Vecchio (un altro Ranoleo Ranas ?) eccelle nell’Arte che è la Madre senza confini se la pittura ci giunge così ad Olio proprio dal Nord Europa e che così viene maestralmente assimilata anche in Italia.
L’impatto della pittura leonardesca si rivela come un’onda di colore e di forma che richiama la realtà, non più ieratica di tante altre rituali raffigurazioni, ma il percorso che portava l’artista a proiettare nella tela l’immagine sempre più perfetta e umana di Madonne, Neonati, Santi, come in uno Specchio. Le sue pitture immortalano, trasfigurano, fanno emergere la soggezione psicologica di stare davanti a delle persone reali, divine, al punto tale che alcuni andavano in Estasi di fronte alla maestria dell’Arte della folta fucina italiana. Una Galleria di volti e corpi in cui si colleziona la Donna, Trionfo dell’Eleonore, affine alla Musa dei poeti, degli artisti, e le altre Muse di cui arte Leonardo era affascinato e illuminato così mancino magistralmente dotato.
La Nomea e Rebus dendrologico(Flora e fauna ed alberi) si sposano perfettamente nelle sue figure di Donna, Gioconda, Madonna, Mater et Vergine, e l’Amante di Duca.
Oggi ammiriamo il Salvator Mundi e le varie copie, segno di tanta attenzione alla scuola Leonardesca o sia del Boltraffio e dei più intimi compagni del Team milanese, dei quali abbiamo elogiato le imprese in articoli che illustrano la Giocondo Nuda (in Germania). Ci struggiamo di amarezza invece quando altri capolavori usciti da Milano con la Caduta del Moro nel 1499 non sono mai rientrati a casa. Tra questi ben sette San Sebastian che sono stati tramutati in fiorini, man mano postati nelle Chiese o in case,dimore singolari di Abadesse coatte delle famiglie nobili, Grandi dame allora esiliate nei conventi, a cui non restava che la consolazione visiva dell’Effige del Santo Martire Ignudo Homo, da , martire trafitto. Lo stesso citato esistere anche nello studio del celebre Monsignore della Casa che ne aveva una di queste copie di Leonardo, già al tempo quale segretario del Cardinale Alessandro Farnese, il Capo della Curia Romana, fratello di Paolo III°(Farnese).
Non manca l’esatta composizione del corpo del santo trafitto. Anzi appare nel Codice Atlantico, ma specificatamente il modello o disegno ne fa parte della collezione Windsor di Elisabetta II.
Oggi dopo tanto clamore sull’ultimo giudizio dell’opera – il Salvator Mundi – che è finito così nella collezione di un Principe Saudita, sotto la Luna dell’Islam o regn
o “Mecca-no” che sposa semanticamente il Grande Meccanico ingegnere + geniale del Rinascimento, che non ha mancato di disseminare indizi dei suoi interessi sul Regno di Maometto e della Mezza Luna. Viene da commentare che una grande distanza separa l’arte orientale iconoclasta da quella occidentale. Anche se oggi sembra sempre più evidente che Leonardo oltre immaginare il Medio Oriente ci ha lasciato quanto incompiuto che lascia perplessi gli studiosi, semmai davvero quando era giovanissimo – si sia di fatto spinto in mare, ovvero a fare un viaggio sino all’Armenia alla cerca dell’Arca di Noè (testo trascurato ma slancio di un romanzo di avventura svanita ?)tanto da dettagliatamente evocare la Montagna dell’Ararat non senza fondere i ricordi biblici connessi al tempo del Diluvio. Testo che denota invece la vividezza della forza della natura e della sua travolgente potenza delle acque e delle onde che si rovesciano, straripano cosa che ripropone oggi l’era climatica di uno Tsunami.
Ecco il Genio che si barcamena tra le Acque o i Mari e le Onde o cavalloni che avanzano e ricalcano il tema delle sue tante ricerche ed esplorazioni che non sono solo geografiche o topologiche, anatomiche, geologiche ma girano tutto a tondo e inquadrano c come l’Uomo ideale del suo disegno immortale. Entro il CERCHIO e il QUADRATO allusione alla Quadratura del cerchio che con compassi ed a passi ed assi lenti – tutto così sta al centro di una proporzione divina STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS- (Sfera – Cerchio)–come ogni cosa ha il suo centro e tutto bene ruota e proietta la LUX con le sue ombre e proporzioni ogni raffigurazione che mostra i vortici che si aggirano e si insinuano osservati nel raggio di luce e poi essere inconfutabili nelle sue carte e codici e anche scenari comporre gli Orizzonti , le sfumature nei capolavori scenografici così frontali come nella Vergine delle Rocce,(senza dimenticare la camera oscura bene sintetizzata nel Codice Atlantico)e quindi impariamo dalla sua opera memorabile di cui ne esistono due versioni.
Una è conservata al Louvre, l’altra, più tarda, conservata nella National Gallery di Londra. La prima versione, del Louvre, fu realizzata nel periodo milanese di Leonardo, su commissione della Confraternita della Immacolata Concezione, per la loro cappella nella chiesa di San Francesco Grande, con cui il pittore ebbe una lunga controversia. E’ è quindi ipotizzabile che la seconda versione sia stata realizzata per venire incontro alle diverse richieste dei committenti. Sono questi i Due quadri quindi leggibili secondo una angolazione contrapposta. Molte le insinuazioni gravitano attorno a un’opera nata da una polemica di una Confraternita di Milano, che vede oggi altri a disputarsi tale “meraviglia” o “maraviglia”, come si diceva allora. Se si tratta di meraveille o meraviglia, resta comunque l’Arimma = la Dottrina (in arabo) dell’Arte e Clartè/Arte(in greco)la Teknica che il nostro Leonardo ha profuso magistralmente nei suoi trattati, e assimilata dai suoi prossimi scolari e sia insegnato (Trattato sulla Pittura del Da Vinci)e svelato e stampato solo dopo secoli dai suoi veneratori o discepoli. Un esempio di questo seguito è oggi visibile proprio nella Pinacoteca Civica del Castello Sforzesco di Vigevano in cui è esposta, sino 14 gennaio 2018, una versione ritrovata della “Vergine delle Rocce”, il dipinto realizzato probabilmente da Marco D’Oggiono. L’immagine rende più di mille parole. La visione diretta, racchiusa nella Mandorla di una Grande Visione, ed alla percezione di sapere savoir bene cogliere tale prodigio di estrema delicatessa e rara meraviglia e alla Luis Borge assistere alla maternità soffusa che ha la mater in ogni avvolti dalla presenza religiosa che ci induce alla disquisizione sulla Madonna e gli “infanti” i putti, i due bimbi ai suoi piedi. Ecco il Gesù ed il san Giovannino, caro a tante eresie che la libertà dell’arte, sa portare a nudo, svelare andando a ritroso nel tempo: da neonato “girino” o ranocchietto o ranocchio o dranoel – odranoel. Una metamorfosi possibile del logos che ha l’infante lionardo esso stesso anche evocare il clima amorevole della sua remota reminiscenza. La sia infanzia con la madre Katerina (?)che così delicatamente e magistralmente sovviene l’atmosfera rinata nel compiere genialmente mediante l’Arte delle Nove Muse , ci riporta al lampo di un tempo felice del suo tempo passato.









(Michelangelo Pistoletto .l’emblema dell’INFINITO )










Ecco la Donna del Sole avvolta dalle dodici stelle , madre futura del TOKONAUTES ARRENON ,il Figlio maschio che con la sua progenie schiaccerà la testa del SERPENTE-DRAGONE !
